Nella storia della Resistenza, l’Emilia Romagna – terra di lunga tradizione antifascista - ricopre un ruolo particolare. Di primaria importanza era quindi avviare il censimento delle sentenze emesse contro gli imputati di collaborazionismo in regione tra il maggio 1945 e il dicembre 1947.

Processo

Processo De Sanctis, tratta da Renato Sitti, Carla Ticchioni, “Ferrara nella Repubblica Sociale Italiana”, Liberty House, Ferrara, 1987.

Da qui nasce il progetto “Giustizia di transizione in Emilia Romagna”, promosso dalla rete degli Istituti storici dell’Emilia Romagna, con il coordinamento dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Modena. Importante è stato anche il patrocinio degli Archivi di Stato delle singole province, a partire da quello di Bologna, dove è conservato un importante nucleo documentario sulle Cas emiliane proveniente dalla Procura generale della Corte di appello.

La prima parte del progetto, realizzata nel 2019, ha preso in esame le Corti di Assise straordinarie di Reggio Emilia, Modena e Ferrara: tre realtà a predominante economia agricola su base mezzadrile e bracciantile, già teatro di uno squadrismo violento e terreno di sviluppo di forme specifiche di resistenza di massa in pianura. Le sentenze indicizzate e rese fruibili nell’apposita sezione del portale dell’Atlante delle stragi naziste e fasciste sono state complessivamente 1055 (rispettivamente 323 per Reggio, 428 per Modena e 304 per Ferrara).

Un passo ulteriore è stata la costruzione del sito «Giustizia di transizione in Emilia Romagna», un vero e proprio strumento di public history, in grado di offrire alcune letture tematiche e qualitative capaci di rendere comprensibile a un pubblico più ampio la natura complessiva delle Cas, e il loro ruolo nella transizione dal fascismo alla democrazia.

Una serie di infografiche illustrano in modalità comparativa l’attività delle Corti, mettendo in luce uniformità e peculiarità territoriali rispetto alle categorie di imputati, ai processi celebrati, ai verdetti emessi. A ogni Corte provinciale è poi dedicata una specifica sezione, che raccoglie una scheda riassuntiva dell’attività giudiziaria e delle caratteristiche generali, una galleria fotografica e una sentenza esemplificativa. Particolarmente significativa è la sezione che collega alcuni dei fatti contestati con i luoghi che di quei reati erano stati teatro, già presenti sull’Atlante delle stragi. Si crea così un percorso diacronico che mette in relazione episodi di rastrellamento, tortura, eccidio avvenuti nel 1943/1945 con le sentenze emesse mesi dopo nei confronti dei carnefici. I ricercatori (oltre a chi scrive, hanno lavorato al progetto anche Federico Chiaricati e Simeone Del Prete) hanno redatto anche un elenco dei giudici popolari delle Corti, approfondendo quando possibile le loro biografie, tra antifascismo e lotta clandestina.

Un archivio digitale completo di tutte le sentenze emesse dalle tre Corti è stato depositato presso l’archivio dell’Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea di Modena ed è disponibile per i ricercatori previa autorizzazione.

L’obiettivo adesso è completare il censimento per tutti gli archivi delle Cas emiliano romagnole.

Per saperne di più

Il sito «Giustizia di transizione in Emilia Romagna. Il collaborazionismo fascista nelle sentenze delle Corti d’assise straordinarie»

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