Negli ultimi decenni la figura dell’archivista d’impresa, così come delineata e discussa sulle stesse pagine della rivista «Archivi per la storia»1 di ANAI, ha rappresentato un presidio fondamentale tra  memoria, diritto e organizzazione. Un professionista chiamato a governare complessi documentari prodotti da soggetti economici, con l’obiettivo primario di garantirne la corretta conservazione,  l’ordinamento e l’accessibilità

Negli ultimi decenni la figura dell’archivista d’impresa, così come delineata e discussa sulle stesse pagine della rivista «Archivi per la storia»1 di ANAI, ha rappresentato un presidio fondamentale tra  memoria, diritto e organizzazione. Un professionista chiamato a governare complessi documentari prodotti da soggetti economici, con l’obiettivo primario di garantirne la corretta conservazione,  l’ordinamento e l’accessibilità nel tempo. All’interno di un contesto spesso meno gerarchizzato  rispetto al pubblico, ma non per questo con livelli di burocrazia e complessità inferiori. 

Una solida base metodologica 

L’archivista d’impresa nasce e si definisce dentro un perimetro metodologico solido: il rispetto del  vincolo archivistico, la centralità del contesto di produzione e la distinzione tra valore primario e  secondario dei documenti. Già Duccio Bigazzi, un pilastro della metodologia degli studi  sull’impresa, vedeva l’impresa come un organismo la cui memoria non è un onere fastidioso, ma  un bene culturale da curare fin dal momento della sua formazione. Come osservava acutamente  lo stesso Bigazzi, la sfida metodologica risiede nel fatto che «l’archivio non deve essere  considerato come il “prodotto di scarto” dell’attività aziendale, ma come un “sistema di relazioni”  capace di restituire la complessità delle scelte strategiche e dei processi produttivi». Come  sottolineato in tanti altri interventi, l’archivistica d’impresa non è solo una tecnica di ordinamento,  ma una disciplina che si incrocia con la storia economica e sociale, dove l’archivista opera come  garante di autenticità. 

L’emergere del Corporate Heritage Manager 

Accanto a questa figura tradizionale, si è affermata quella del Corporate Heritage Manager. Una  professione ibrida, che si colloca all’incrocio tra gestione dei patrimoni culturali d’impresa,  comunicazione, marketing culturale e costruzione dell’identità aziendale. Se l’Archivista d’impresa  guarda innanzitutto ai documenti come testimonianze da preservare nel loro nesso strutturale, il  Corporate Heritage Manager li osserva come risorse strategiche da “attivare”. 

La differenza tra le due figure non è solo di funzioni, ma di prospettiva. La comunità archivistica si  trova oggi davanti a sfide che richiedono di gestire l’archivio non solo come deposito del passato,  ma come strumento di progettualità. L’Archivista opera dunque soprattutto “a monte”: struttura,  seleziona, descrive e tutela, garantendo che l’azione e la decisione aziendale siano documentate  in modo “affidabile, autentico e compatto”. 

Il/la Corporate Heritage Manager dà forma, metodo e visione al patrimonio culturale d’impresa nel  suo insieme (archivio, museo, collezioni, edifici storici, ecc.), traducendolo in strategie, progetti e strumenti concreti. Guida processi, sensibilizza stakeholder e genera valore, nel rispetto dei  patrimoni, dell’identità aziendale e delle comunità di riferimento. Nello svolgimento delle sue  funzioni, opera in sinergia con Archivisti, Curatori, operatori e professionisti a vario titolo coinvolti  nella filiera culturale dell’impresa. 

Grazie alla collaborazione tra le professioni, la memoria d’impresa si fa storia e diventa anche un  asset reputazionale per l’istituzione. 

Sfide e opportunità: la necessità di un dialogo 

In realtà aziendali con dipartimenti Heritage meno strutturati, può accadere che più funzioni  convergano in un’unica risorsa: chi approda nell’azienda come Archivista dovrà ampliare le proprie  competenze per abbracciare dinamiche più gestionali e di comunicazione; chi lo fa come  Corporate Heritage Manager, dovrà acquisire solide competenze tecniche per operare con rispetto  e rigore scientifico sui patrimoni.  

Questo slittamento comporta nuove sfide e opportunità professionali di crescita: La sfida, già  intuita in molti dibattiti promossi dall’ANAI, non è la sovrapposizione dei ruoli, ma una  contaminazione consapevole. Non una sostituzione, ma un’evoluzione e una collaborazione. 

 

È proprio in questo scenario che l’alleanza tra Archivista d’impresa e Corporate Heritage Manager  diventa vitale. Se il secondo ha il compito di proiettare l’azienda nel futuro attraverso strategie,  piani di gestione e comunicazione, il primo garantisce che tale attività affondi le radici in prove  documentarie integre e verificabili.  

Si rende necessaria una formazione continua per l’approfondimento delle diverse materie e una  stretta collaborazione tra le Associazioni professionali che riuniscono Archivisti (ANAI) e Corporate  Heritage Manager (AICHeM).  

Con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di competenze nel campo della gestione dei patrimoni culturali  d’impresa e contribuire a far crescere, all’interno delle due organizzazioni, una comunità di  professionisti stabile e coesa, capace di intervenire in progetti di valorizzazione e gestione dei  patrimoni culturali delle imprese, ANAI e AICHeM hanno siglato un Protocollo d’Intesa. 

Grazie a questo fondamentale accordo, ogni professionista potrà seguire le proprie passioni e  aspirazioni, e decidere se evolvere verso nuove competenze, o specializzarsi più verticalmente  sulla propria area, consapevoli che nella collaborazione sarà possibile trovare le migliori soluzioni  per i patrimoni culturali d’impresa.

Vuoi lasciare un commento?