La serie infinita

Sotto il profilo archivistico, per serie si intendono i «Documenti ordinati secondo un sistema di archiviazione o conservati insieme perché sono il risultato di un medesimo processo di sedimentazione o archiviazione o di una medesima attività; appartengono ad una specifica tipologia; o a ragione di qualche altra relazione derivante dalle modalità della loro produzione, acquisizione o uso» (Isad).

Il pesciolino d’argento, il bibliofilo bibliofago

Occorre sempre dare il giusto peso alle parole. Prendiamo ad esempio l’espressione divorare i libri. Nessuno potrebbe biasimare chi legge con avidità e passione, chi ama i libri e la lettura: in altre parole, chi divora i libri.

A scarto zero

Nel quadro di Lucas van Leyden (o Luca da Leida, anche conosciuto come Luca d'Olanda), pittore e incisore molto noto ai suoi tempi, sono raffigurate tre persone intorno ad un tavolino sistemato all’aria aperta.

Il gatto con gli stivali e il versamento

Ci sono parole a senso unico, parole il cui significato si coglie subito, senza bisogno di conoscere il contesto in cui esse prendono vita, come per esempio amicizia, yogurt o cane. Altre parole sono talmente ricche di accezioni che, per capire di che cosa si sta parlando, occorre almeno un aggettivo per qualificarle. Ed è il caso di camicia, dato o risorsa, vocaboli di cui ci siamo occupati in questa rubrica.

Dal trauma alla resilienza

Quando c’è crisi, quando c’è trauma, scatta la resilienza. Parola chiave di questa crisi pandemica, parola chiave del discorso pubblico da quando le crisi di sistema, con maggiore frequenza, spazzano i continenti abitati dai ricchi e, soprattutto, dai meno ricchi, i meno forti, i meno protetti, i più fragili.

Oltre la riapertura: le parole per sperare #igiornidellapandemia

«Questi giorni di casalinghitudine – il neologismo bellissimo, è il titolo di un libro di Clara Sereni del 1987 – hanno cambiato in parte il nostro lessico. Nel covidizonario, infatti, non ci sono solo parole nuove (anche scherzose come apericall, coronababy, o covidiota). Ci sono parole vecchie che tornano a vecchi significati (i virus sembravano ormai una questione informatica e la viralità un invidiabile privilegio degli influencer) o si sbilanciano verso significati diversi (le persone positive ora ci mettono paura, per la trasmissione non si fanno più tanti complimenti). La speranza è che tutto questo abbia cambiato anche il nostro rapporto con la lingua: che possa aiutarci a comprendere meglio lo sfaccettato spessore delle parole e insegnarci, magari, a trattarle con un’altra cura».

Un progetto

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