“Una, libera e potente”: l’Archivio di Stato di Ragusa celebra i 200 anni dai moti del 1821 e i 160 dall’Unità d’Italia

Per celebrare il bicentenario dei moti del 1821 e i 160 anni dall’Unità d'Italia, l’Archivio di Stato di Ragusa ha organizzato due particolari iniziative, un convegno e una mostra, aperte agli studiosi, alle scuole e alla cittadinanza.

Il titolo dei due eventi, “Una, libera e potente”, è una citazione tratta da una lettera manoscritta di Pietro Crispo Spatafora all’abate De Leva (6 giugno 1860), che fa riferimento alle sorti della Sicilia e dell’Italia unita: «Facci capire a tutti che oramai la vittoria è nostra, che la stirpe borbonica è definitivamente decaduta, che la Sicilia è di già provincia della bella Italia e che l’Italia sarà una, libera e potente».

Il Convegno Una, libera e potente. Giornata di studi sul Risorgimento siciliano (1820-1861), organizzato il 9 ottobre 2021 con la collaborazione del Comune di Ragusa presso il Centro commerciale culturale, ha offerto un nutrito programma di interventi, con l’apporto di specialisti, studiosi e docenti, chiamati a offrire contributi inediti e innovativi utili ad approfondire i temi del Risorgimento meridionale e siciliano. L’obiettivo era quello di indagare il fenomeno in tutta la sua complessità con una prospettiva multidisciplinare, adottando un taglio scientifico e al contempo divulgativo. Agli interventi riguardanti storia, letteratura, pedagogia, si sono aggiunti quelli tesi a indagare il tema risorgimentale in relazione al patrimonio culturale (con attenzione dunque alla dimensione archivistica, museale, antropologica, di storia del costume e del cinema).

La sessione della mattina ha visto tre contributi di docenti universitari di Storia (Giuseppe Barone, Margherita Bonomo, Giancarlo Poidomani) dedicati rispettivamente alla rivoluzione nell’area iblea in relazione ai cambiamenti economici e amministrativi che colpirono il territorio dell’ex Contea di Modica; al carteggio di Caterina Statella con il padre Antonio, ministro degli Esteri del Regno delle Due Sicilie dal 1830 e capo del Governo nel maggio 1860; e al racconto della rivoluzione garibaldina nelle lettere di Giovanni Ciaceri. Il legame tra Risorgimento e lirica è stato illustrato da Giuseppe Montemagno, in relazione alle stagioni del Teatro comunale di Catania; quello con il cinema da Francesco Di Brigida. La mattinata è stata chiusa dalla relazione di Giuseppe Traina, dedicata a un particolare capitolo de La vita militare. Bozzetti di De Amicis, riguardante il ruolo dell’esercito italiano nelle regioni più colpite dall’epidemia di colera del ’67, con riferimento alla particolare situazione meridionale e siciliana.

La sessione pomeridiana si è aperta con il contributo di Vincenzo Padiglione, teso a indagare il fenomeno del brigantaggio nella sua dimensione antropologica, patrimoniale e museale; seguito da quello di Dario De Salvo dedicato alla fortuna risorgimentale di Vincenzo Cuoco, e dalla conversazione tra Alessandro D’Amato e Carlo Muratori, i quali hanno discusso di canti popolari a tema risorgimentale. Il tema della pedagogia e della scuola nella Sicilia dei moti è stato al centro della relazione di Caterina Sindoni; Vincenzo Cassì, direttore dell’Archivio di Stato di Ragusa, ha offerto una panoramica di inedite testimonianze archivistiche risorgimentali dell’Istituto, concentrandosi particolarmente su due registri allestiti dall’amministrazione borbonica per schedare e sorvegliare i rivoluzionari esiliati dopo il 1821. I lavori sono stati chiusi dall’intervento di Vittorio Ugo Vicari, dedicato alla storia del costume e della moda nel periodo interessato e al suo rapporto con il fenomeno risorgimentale.

Il giorno seguente, 10 ottobre, in occasione della Domenica di Carta, presso i locali dell’Archivio di Stato di Ragusa (viale del Fante 7) è stata inaugurata la mostra documentaria: Una, libera e potente. Il Risorgimento siciliano tra le carte d’archivio.
La selezione di documenti, tratti da diversi fondi dell’Istituto, si articola in un percorso che va dai moti del 1820-21 a quelli del 1848, fino ad arrivare agli eventi del 1860-61 e agli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia. Tra i documenti esposti spiccano i registri degli esiliati ed espatriati, preziosa memoria degli anni ’20, e la corrispondenza tra Antonio Statella e la figlia Caterina, che ci proietta tra i fatti principali del 1848 e del 1860. Tale epistolario, ove la dimensione privata si interseca con quella politica, acquista un particolare rilievo proprio per il privilegiato punto di osservazione dei due corrispondenti: da una parte la figlia, acuta e attenta spettatrice degli eventi, dall’altra il padre, fortemente coinvolto nelle questioni politiche, visti i suoi incarichi istituzionali e la vicinanza alla Corona.

Oltre al fondo Statella, un altro archivio familiare ben rappresentato è quello della famiglia De Leva, il cui nucleo principale è costituito delle carte dell’abate Giuseppe De Leva (1786-1861), figura di spicco del Risorgimento ibleo (deputato al Parlamento di Palermo nel 1812, presidente del Comitato rivoluzionario di Modica del 1848 e del 1860). Il materiale presentato consta di giornali e manifesti a stampa, testi encomiastici e polemico-satirici, circolari, dispacci, lettere scambiate con i Comitati dell’Isola, con gli esuli e i patrioti siciliani; bollettini di guerra ove è possibile seguire il progredire delle operazioni militari; documenti relativi all’organizzazione dell’isola dopo la conquista garibaldina e in generale ai suoi effetti sul territorio.
Il percorso espositivo si chiude con la documentazione attinente alla prima organizzazione del Regno d’Italia (per la gran parte tratta dal fondo Comune di Modica), con una serie di attività fortemente legate all’epopea risorgimentale. Esempio ne sono quelle iniziative, spesso celebrative ma certamente testimoni di autentico entusiasmo e di spirito di coesione nazionale, in occasione di lutti e commemorazioni di uomini illustri del Risorgimento, con le raccolte di fondi, i monumenti funebri, gli album, i busti e gli scritti commemorativi. Dello stesso tenore le carte riguardanti le celebrazioni e le nuove festività nazionali, i genetliaci dei regnanti, le iniziative scolastiche e i pellegrinaggi civili. A ciò si aggiungono quei documenti caratterizzanti gli affari amministrativi e finanziari (ad esempio la sostituzione delle monete borboniche con le nuove italiane), nonché gli eventi politici relativi al completamento dell’Unità del paese (movimenti politici, plebisciti di annessione, questione romana).

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