Nuove frontiere della ricerca umanistica nell'era digitale

Lo scorso 28 marzo 2018, la Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo, nell’ambito del ciclo delle Conversazioni dell’Archivio Storico, ha organizzato presso il Polo del ‘900 di Torino un incontro in cui specialisti di aree diverse – archivisti, storici, comunicatori – si sono confrontati sul tema della ricerca umanistica nell’era digitale, analizzandone i cambiamenti, le nuove opportunità, i rischi e le implicazioni metodologiche.

L’occasione di questo approfondimento è stata suggerita dalla pubblicazione in internet del nuovo sistema di comunicazione web della Fondazione 1563. Ente di ricerca e di produzione culturale nel campo delle humanities, dalla storia economica e sociale alla storia politica e istituzionale, dalla storia dell’arte e dell’architettura alla storia della letteratura e della critica, la Fondazione individua il cardine della sua attività di gestione e valorizzazione del patrimonio plurisecolare dell’Archivio storico della Compagnia di San Paolo nella scelta culturale e civile di metterlo a disposizione della comunità degli studiosi e dei cittadini.

L’incontro si è aperto con i saluti di Piero Gastaldo, segretario generale Compagnia di San Paolo e di Anna Cantaluppi, direttore della Fondazione 1563. Gli interventi, coordinati da Elisabetta Ballaira, responsabile culturale della Fondazione 1563, hanno preso avvio con l’approfondito inquadramento sul tema di Stefano Vitali (direttore ICAR) che ha indagato i diversi aspetti della comunicazione implicati in questa nuova dimensione, a partire dal linguaggio, considerando anche l’importanza dei linguaggi visivi, delle metafore grafiche e la centralità della restituzione visuale delle descrizioni archivistiche. La stessa modalità di costruzione del percorso dovrebbe essere riconsiderata alla luce della granularità della trasmissione dell’informazione nel mondo digitale, dove si comunica secondo la logica dei frammenti, che devono essere connessi tra loro ma contemporaneamente autoconsistenti. Un altro aspetto importante da considerare nell’analisi dei nuovi strumenti digitali è il pubblico. Ad oggi poco studiato, sarebbe invece importante approfondirne la conoscenza, per perfezionare i linguaggi, le interfacce e i percorsi di ricerca, cercando di sfruttare meglio e più a fondo tutte le potenzialità che il mezzo tecnologico ci offre.

È l’imprevedibilità della ricerca sul web un tema centrale del rapporto tra il ricercatore e lo strumento digitale descritto da Alice Raviola (ricercatrice dell’Università degli studi di Milano): l’intervento del caso può essere un limite ma anche una grande possibilità offerta al ricercatore. La navigazione sul web permette anche di accorciare i tempi, accorciando le distanze: tra i ringraziamenti che la ricercatrice ha inserito nella sua edizione de Le relazioni universali di Giovanni Botero è presente anche Google Books, strumento senza il quale seguire le piste dell’autore avrebbe significato una ricerca decennale e molto costosa. Raviola parla di una vera rivoluzione cognitiva, con la messa a disposizione di una massa potenzialmente infinita di fonti in rete, che offrono continue possibilità di esplorazione. La relazione si è conclusa con una bella immagine tratta dalla Fototeca della Fondazione 1563: “Galileo Galilei che dona il cannocchiale all’Astronomia”, raffigurata da Stefano della Bella, metafora dello strumento nuovo che oggi attraverso internet ci è consegnato.

Barbara Bergaglio (responsabile Archivi, Camera-Centro italiano per la Fotografia), descrivendo il Censimento degli archivi fotografici in Italia, progetto che ha lo scopo di identificare, in modo partecipativo, i soggetti che a vario titolo detengono raccolte o archivi fotografici, si è concentrata sulle “insidie della condivisione” del lavoro di catalogazione delle fotografie. Biblioteche, musei, archivi, istituti culturali, tutti posseggono fotografie e tutti le descrivono in modo differente: centrale è il tema dell’uniformità della descrizione, che consenta la ricerca e la creazione di una mappa di relazioni tra i diversi enti conservatori.

A due archiviste della Fondazione 1563, Stella Circosta e Erika Salassa, è affidata la presentazione del nuovo sistema di comunicazione web dell’ente, composto da un insieme di ambienti coordinati tra di loro, immagine di un luogo in cui ricerca e conservazione si presentano in modo dinamico.  Tre sono i portali che sviluppano le specifiche aree di attività: Programma Barocco, il sito dedicato a presentare i contesti e i risultati delle ricerche promosse nell’ambito del programma di studi sull’età e la cultura del Barocco; Archivio storico, che offre l’accesso alla documentazione della Compagnia di San Paolo, dall’antica confraternita alla banca, attraverso tutti i fondi archivistici inventariati e permette inoltre la consultazione dei cataloghi bibliografici e dei repertori biografici, per un arco cronologico di 450 anni, 60.000 unità archivistiche descritte, 400.000 pagine digitali accessibili e scaricabili, consultabili e interrogabili in modo uniforme e in un solo ambiente; Fototeca che con le sue 13.500 immagini ripercorre la storia dell’Istituto con le sue attività non solo creditizie ma anche filantropiche, editoriali e culturali, offrendo un accesso privilegiato non solo testuale ai contenuti archivistici e restituendo un ricco patrimonio spesso inedito.

Nella sezione finale, Andrea Montorio (CEO Promemoria Group) si è concentrato sulle potenzialità dell’archivio nel mondo dell’impresa, dove si cercano strade che possano fornire dei contenuti e dove quindi l’archivio può essere uno strumento importante. Determinante è il linguaggio attraverso cui lo si racconta: mantenendo il focus sul contenuto dell’archivio, molti infatti possono essere i modi per raccontarlo e l’abbinamento nuovi media e nuova accessibilità ai contenuti degli archivi è un tema che getta luce nuova e positiva sul futuro degli archivi e degli archivisti.

Lo scenario presentato da Augusto Cherchi (CEO Alicubi) ha descritto l’attuale “fase di passaggio dall’informatica umanistica all’umanistica digitale” come momento di transizione in cui la sfida è quella di creare nuove connessioni, nuove modalità di fruizione e produzione della conoscenza. Come quando fu inventato il torchio a stampa e nacquero nuovi prodotti e nuove professionalità, ora con internet allo stesso modo ci si deve rendere interpreti e attori della transizione. Si deve riflettere su come si effettua la raccolta, la selezione e l’elaborazione dei contenuti, e sulla capacità di costruire una narrazione, attraverso lo storymaking, dove il rapporto col documento ha un significato forte e preciso. Anche per Cherchi è importante riflettere sul pubblico, senza dimenticare anche un utente particolare, spesso poco considerato nella gestione dei patrimoni culturali on line: l’utente macchina, lo spider del motore di ricerca, perché essere in rete significa essere trovato e recuperato in rete, rilevando così l’importanza dell’attenzione alle attività di ottimizzazione di un sito web volte a migliorarne il posizionamento nei risultati organici dei motori di ricerca come Google e Bing.

Alessandro Bollo (direttore Polo del ‘900) nell’ultimo intervento ha analizzato quali sono le sfide e gli scenari che si presentano ad una piattaforma come quella del Polo del ‘900, che integra i patrimoni dei nove enti riuniti fisicamente e anche digitalmente nello stesso ambiente. Uscire da una zona di comfort del singolo per andare in una zona di condivisione comporta indubbie fatiche, ma la prospettiva è quella di produrre un valore collettivo superiore a quello dei singoli enti ospitati. Questo valore maggiore si può leggere, oltre che nella massa critica, nella loro relazione, e la ricerca si nutre di connessioni e di relazioni. Determinante è anche l’attenzione ai pubblici diversi che si possono intercettare, considerando come “l’ibridazione e la produzione di linguaggi in uno spazio come l’archivio dovrebbe trovare un luogo privilegiato di ragionamento”. La chiusura è un auspicio alla condivisione e alla messa a fattore comune anche delle competenze e delle risorse.

È con soddisfazione che il direttore della Fondazione 1563, Anna Cantaluppi, ha concluso il pomeriggio, riassumendo le principali questioni suscitate dal dibattito, tra criticità emerse, nuove esigenze, riflessioni sui linguaggi e sui nuovi pubblici, analizzati in profondità e non genericamente. Riprendendo le immagini evocate durante il dibattito, dal mito di Theuth di Platone alla nascita della stampa, chiude con un augurio ad una sempre maggiore apertura verso la divulgazione, l’educazione, la condivisione e la conoscenza.

Per saperne di più

Il sito web della Fondazione 1563

I video degli interventi dei relatori sono disponibili sul canale youtube della Fondazione 1563

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