Cartier-Bresson, Rocco Scotellaro e i suoi fratelli nella Basilicata del secondo dopoguerra

Aprile 1985, il settantottenne Henri Cartier Bresson fa portare nel deposito di Chatelard al n° 4 di rue des Volontaires a Parigi una cassa ben chiusa, informando la direzione che il contenuto è assicurato per 20.000 franchi. All’interno della valigia ci sono 26 sue fotografie scattate a Matera e in Basilicata, montate su pannelli di masonite e pronte per un lungo viaggio.

Il 18 aprile dalla sua casa in Rue de Rivoli scrive una lettera in Italia, precisamente in un piccolo paese della provincia di Matera in Basilicata, Tricarico, indirizzandola ad un amico di vecchia data, che da anni è impegnato nella vita culturale lucana, Rocco Mazzarone. Nella lettera il fotografo della Magnum informa Mazzarone che le foto dei suoi reportage in Basilicata del 1951-1952 e 1973 sono al sicuro in un deposito parigino e che sono pronte per essere ritirate e portate nel museo cittadino, con la raccomandazione che siano maneggiate con cura.
L’11 giugno Cartier-Bresson scrive nuovamente a Mazzarone in Basilicata per riferire dei ringraziamenti ricevuti dal sindaco di Tricarico, ma soprattutto per sapere chi sarebbe venuto a Parigi per ritirare le foto in modo da consegnargli personalmente le chiavi poiché «Il ne me paraît pas très prudent de les laisser chez Chatelard».

Le 26 fotografie di Cartier Bresson in realtà arriveranno a destinazione solo nel 1990, dopo essere state esposte a Parigi e a Monaco di Baviera e diventeranno il nucleo originario del Centro di Documentazione Rocco Scotellaro e la Basilicata del Secondo Dopoguerra.

Istituto nel 2003, il centro è diventato il custode di archivi fotografici di straordinario valore storico e artistico e di un ricchissimo patrimonio documentario e bibliografico che, a partire dalla figura di Rocco Scotellaro (1923-1953) sia dal punto di vista storico-politico che letterario, affronta in modo sistematico il contesto culturale, economico e sociale della Basilicata nel dopoguerra.

Il cuore delle attività centro ruota attorno a Rocco Scotellaro, dagli anni della sua formazione e della scoperta dell’impegno politico nelle prima formazioni sindacali e socialiste del Comitato di Liberazione Nazionale fino alla sua elezione a sindaco di Tricarico nel 1946 a soli ventitré anni e al suo impegno nella lotta per il miglioramento delle condizioni di vita dei contadini del Mezzogiorno, e al contemporaneo impegno letterario fino alla sua scomparsa nel 1953. Il centro, oltre a custodire la biblioteca di Scotellaro, raccoglie attivamente la produzione nazionale e internazionale di studi sulla sua figura sia dal punto di vista letterario che politico e culturale.

La storia che il Centro di Documentazione Rocco Scotellaro testimonia è quella della Basilicata degli anni Cinquanta e Sessanta, quando la regione divenne nel giro di pochi anni il cuore di un vivace dibattito culturale, poliedrico e sovranazionale, sulla base dell’interesse scatenato dopo la pubblicazione di Cristo si è fermato ad Eboli di Carlo Levi e della sua descrizione della cultura tradizionale di quell’angolo dimenticato di Italia.

Gli anni tra il 1951 e il 1965 vedono l’interesse nazionale tornare sulla Basilicata, dapprima con il Piano del Governo De Gasperi per l’evacuazione dei Sassi di Matera e subito dopo con l’arrivo nel materano delle spedizioni etnografiche di Ernesto De Martino sul folklore dei contadini lucani, accompagnato da Ando Gilardi e Arturo Zavattini, le ricerche dei gruppi di studio statunitensi sulle comunità coordinati da George Peck e Friedrich Friedmann, le ricerche urbanistiche di Ludovico Quaroni e Adriano Olivetti, il quale proprio nel 1951 chiese a Henri Cartier Bresson di accompagnare le ricerca a Matera, ed infine nel 1964 l'arrivo della troupe per le riprese del Vangelo Secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini. Sono anni di attività densa e febbrile che da un lato vede nella Basilicata l’ultima testimonianza di una civiltà contadina dalla storia millenaria che sta giungendo al tramonto per via dell’impatto non reversibile con la contemporaneità e l’industrializzazione e dall’altro mette in campo il meglio dell’intellettualità del paese con l’intento di sperimentare una nuova via di sviluppo per l’intero Sud Italia, facendo di questa regione un vero e proprio laboratorio.

In questo senso i fondi fotografici e le raccolte bibliografiche conservati presso il Centro di Documentazione Rocco Scotellaro sono una fonte inestimabile per comprendere meglio questo periodo di incredibile attività culturale, rilevarne il grande slancio ideale e gli esiti nel lungo periodo, i successi, i fallimenti e le contraddizioni.

Oltre al fondo di Cartier Bresson, conservato per conto del Comune di Tricarico, il Centro conserva numerosi fondi fotografici per un totale di svariate migliaia di fotografie, che partono dalle prime spedizioni etnografiche in Basilicata fino ad arrivare ai giorni nostri con lavori di importanti fotografi che sono tornati nei luoghi dei Contadini del Sud alla ricerca delle tracce di una civiltà contadina ormai estinta:

Fondo Arturo Zavattini,1952: 60 fotografie che Arturo Zavattini aveva scattato a Tricarico, nel celebre quartiere di origine araba la Rabata, al seguito della prima sistematica spedizione etnografica condotta nel giugno 1952 da Ernesto De Martino, e che l'autore nel cinquantenario della morte di Rocco Scotellaro ha donato al Centro di documentazione

Fondo Mario Carbone, 1960: “Tricarico e la Lucania di Carlo Levi. 1960”, 37 fotografie scattate dal fotoreporter e regista Mario Carbone durante il viaggio in Basilicata con Carlo Levi del 1960 e donate al Centro tra il 2005 e il 2012

Fondo Mario Cresci, 1967-1984: "Tricarico 1967", "Il presepe di Tricarico 1976","I centri della Comunità Montana Medio Basento, 1983-1984", 1061 fotografie scattate da Mario Cresci nel corso di oltre 20 anni di ricerche e lavori a Tricarico e in tutta l’area del Medio Basento.

Fondo Antonio Pagnotta, 2002-2005, 27 fotografie che il fotografo francese dona al Comune di Tricarico poco dopo la morte di Henri Cartier Bresson, come una forma di riedizione del nucleo originario delle 26 fotografie che diedero origine al Centro stesso, parte del corpus “Nel mondo di Cristo si è fermato a Eboli. I luoghi, gli oggetti, i personaggi e i loro discendenti da Aliano a New York”.

Fondo Aldo Marinetti, 1996: 15 fotografie donate dal fotografo Aldo Marinetti e che tracciano una linea tra la campagna lucana e l’Abruzzo rappresentato nei precedenti suoi lavori

Fondo Giuditta Pellegrini, 2014: “La terra parla. Ritorno nella terra di Rocco Scotellaro”, 28 fotografie di Giuditta Pellegrini, fotografa e videomaker, che ha realizzato un reportage nel 2014 andando alla ricerca delle ultime tracce del mondo contadino delle poesie di Scotellaro.

Per saperne di più

Centro di Documentazione Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra

Rocco Scotellaro

Carmela Biscaglia, Studi sulla Lucania degli anni Cinquanta e la funzione del Centro di documentazione «Rocco Scotellaro e la Basilicata del secondo dopoguerra» (in «Bollettino Storico della Basilicata, 22 (2006), pp. 317-350)

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