Che cosa ci insegna la storia: terremoti nel Reatino dal Medioevo a oggi

Teatro Flavio Vespasiano. Rieti, 1898

Ci sono eventi che non entrano nella storia: nessun manuale di storia per quanto completo racconta con dettaglio un terremoto. Non riusciamo a collocarli razionalmente nei nostri quadri mentali e tendiamo ad esorcizzarli. A questo proposito un libro da leggere è Sulla catastrofe. L’Illuminismo e la filosofia del disastro, con introduzione e cura di Andrea Tagliapietra (Milano, Bruno Mondadori, 2004), che raccoglie scritti di Voltaire, Rousseau, Kant relativi al terremoto di Lisbona del 1755, una vera catastrofe con 50.000 morti, che mise in crisi la fiducia dell’Illuminismo nell’indirizzo sempre positivo del cammino della storia. Quell’evento restituì alla filosofia il suo radicale pessimismo e l’ottimismo della scienza illuminista finì con il porre sul banco degli imputati la natura, Dio e l’uomo stesso, in un processo che non poteva essere che affrancato da una sentenza finale. Quello dei terremoti è quindi un tema straordinario. Per tante comunità come Amatrice, Accumoli , Norcia, è difficile percepire il terremoto come un semplice capitolo della loro storia. Esso è la storia, è la fine della storia e l’inizio di una nuova storia, perché chi vive un terremoto tragico come questo, vive la fine del proprio mondo.

La storia dei terremoti è anche la storia degli insegnamenti non ascoltati. Gli esempi del presente sono del tutto simili a quelli del passato, come il terremoto che colpì il territorio di Norcia nel 1859, con una magnitudo calcolata in 5,8 (più o meno IX grado della vecchia scala Mercalli). I danni furono pesantissimi: delle 676 case che componevano l’abitato di Norcia, 195 (29%) crollarono del tutto e gran parte delle altre furono inagibili. Intervennero gli ingegneri pontifici che notarono che le case più danneggiate erano quelle di edificazione più recente, con muri sottili di ciottoli di fiume privi di superfici piane su cui potesse fare presa il cemento, quindi slegati uno dall’altro. Il governo di Pio IX emanò per la prima volta importanti norme edilizie che applicavano le conoscenze sismologiche del tempo ma il terremoto era ormai alle spalle e il Comune di Norcia, anziché applicarle, avviò un lungo braccio di ferro con il governo centrale evitando di metterle in atto. Vinse quella battaglia ma nel tempo, come sappiamo, ha pagato a duro prezzo quella vittoria.
Anche solo riferendoci agli ultimi 150 anni il prezzo che l’Italia ha pagato è davvero enorme sia in termini di vite umane che di distruzione del patrimonio culturale, di abbandoni dei luoghi e delle loro attività produttive e purtroppo persino in termini di speculazione, di corruzione, perché intorno ai terremoti non c’è solo compassione e solidarietà; ci sono profitti, interessi, guadagni, leciti e spesso illeciti.

In Italia si verifica un terremoto distruttivo ogni quattro-cinque anni, ovvero circa 20 terremoti ogni secolo: dall’Unità ad oggi si sono registrati 36 terremoti distruttivi. Nel secolo scorso si sono avute oltre120 mila vittime e i costi negli ultimi 30 anni hanno superato i 100 miliardi di euro. Eppure, come abbiamo già detto, ogni volta che ci siamo lasciato alle spalle un terremoto tendiamo a dimenticarlo, illudendoci che il tempo tra un terremoto e un altro sia infinito. Ed invece non lo è affatto e la storia torna puntualmente a ricordarcelo.

La storia dei terremoti nella provincia di Rieti è emblematica: sono stati individuati ben 47 eventi sismici con magnitudo superiore a 4.5, per la maggior parte nell’alta valle del Velino e nella fascia appenninica che da Rivodutri va verso Rieti, Cittaducale e il Cicolano. Senza soffermarsi più di tanto sui terremoti lontanissimi nel tempo, per i quali i dati sono ovviamente scarsissimi, possiamo ricordare il terremoto del 1298 per due ragioni. La prima è che fu particolarmente violento, tanto che la sua magnitudo è stata calcolata in 6.2; la seconda, che proprio quel giorno, il 1° dicembre 1298, a Rieti c’era il Papa che celebrava messa nella cattedrale, Bonifacio VIII, che poco gloriosamente scappò con tutti i paramenti sacri per rifugiarsi in una tenda presso l’orto di S. Domenico. Va detto che il Papa promosse vari interventi edilizi successivi, tra i quali la costruzione di un arco a sostegno del Palazzo papale, chiamato l’arco di Bonifacio VIII.

Per restare nell’area dell’attuale sisma dobbiamo necessariamente ricordare il terremoto di Amatrice e Accumoli del 1° ottobre 1639, che provocò circa 500 morti e di cui si ebbe una forte replica il successivo 14 ottobre. La cronache dell’epoca sembrano una fotocopia di quelle di oggi: medesime le distruzioni e stessa l’analisi economica. I danni alle stalle, e di conseguenza al bestiame, portarono ad una forte abbandono di quei territori con emigrazioni consistenti verso Roma e verso Ascoli. La distruzione causata dal terremoto venne minuziosamente descritta in una relazione pubblicata dal romano Carlo Tiberi nel 1639, successivamente riveduta ed aggiornata in una seconda edizione dello stesso anno.

Tralasciamo altri terremoti ed arriviamo al 1703, quando il territorio fu colpito da un altro forte evento sismico. L’area interessata fu ancora quella appenninica tra L’Aquila, Amatrice, Accumoli ma con forte interessamento anche di Antrodoco e Rieti. Le vittime furono complessivamente circa 10.000, di cui 6.000 a L’Aquila. La prima scossa si verificò il 14 gennaio 1703, con una magnitudo momento di 6,8, devastando i comuni del distretto di Cittaducale (XI grado della Scala Mercalli). La seconda scossa si ebbe il 2 febbraio e si stima che abbia avuto una magnitudo momento di 6,7. L'Aquila venne praticamente rasa al suolo, con danni gravissimi per quel che riguarda il patrimonio artistico e architettonico del capoluogo abruzzese.
 
Nel 1898 si è verificato il più significativo tra i terremoti con epicentro nella città di Rieti, studiato dall’Archivio di Stato in collaborazione con l’ENEA negli anni ’80 e con un secondo progetto che ha portato alla pubblicazione nel 2012 del DVD Il terremoto di Rieti del 28 giugno 1898. La scossa iniziale, di intensità calcolata tra l’VIII e il IX grado Mercalli, fu accompagnata da un notevole periodo sismico, perdurato almeno fino al settembre successivo e composto da varie decine di scosse. Di fatto i danni registrati risultarono, come spesso accade, dal cumulo degli effetti prodotti da più scosse. Non vi furono  crolli totali, ma una grande diffusione di danni gravi, quali crolli parziali, in particolare di tetti, solai e muri interni, frequenti cedimenti di volte, profonde e ampie lesioni in muri portanti a volte con distacco e perdita di perpendicolarità di pareti esterne. L’assenza di crolli totali spiega il fatto che non si contarono perdite di vite umane, mentre i danni più gravi resero necessaria la demolizione, totale o parziale, di numerosi edifici. Come notarono gli osservatori del tempo, tutti gli edifici della città riportarono danni. In particolare, in questa occasione subì un duro colpo la presenza nelle case cittadine di una tipologia edilizia caratteristica di Rieti, quella delle altane, che in massima parte crollarono, tanto che oggi ne restano solo pochi esemplari.

Il resoconto inviato da Rieti il giorno 28 luglio 1898 all’Ufficio centrale di meteorologia e geodinamica di Roma così descrive gli effetti del terremoto: la scossa del 27 giugno «fu avvertita da tutti indistintamente. I suoi effetti furono terribili. Non una casa dell’intiera città rimase incolume da lesioni, moltissime si resero pericolanti, inabitabili, da demolire. Vi furono feriti ma vittime solo nei vicini paeselli di S. Rufina e Castelfranco». Riguardo alla distribuzione dei danni all’interno dell’area urbana, a quel tempo ancora quasi interamente compresa entro le mura, tutti gli autori sono concordi nell’indicare come più danneggiata la parte più elevata e centrale della città, aggiungendo però che danni altrettanto gravi subirono i caseggiati dei quartieri più poveri, posti lungo le sponde del fiume Velino. Danni minori si registrarono nei paesi della Valle reatina.
 
Non possiamo infine dimenticare il terremoto della Marsica del 1915, forse il più grave di tutti, con 33.000 morti e tante vittime e distruzione anche nel Reatino, soprattutto nell’area del Cicolano.
Per concludere: durante lo sciame sismico c’è sempre stato un gran fermento di preoccupazioni ma subito dopo ci si è dimenticati di tutto, mentre si dovrebbe invece riflettere sul fatto che i terremoti si sconfiggono nel tempo in cui non si manifestano. Quando si vorrebbero soluzioni durante uno sciame sismico, non si scrive la storia della lotta contro i terremoti, ma solo quella della paura di essi.
Un tempo si facevano processioni e si recitavano rosari, oggi si ricercano colpevoli, per esorcizzare una impotenza che nel corso del tempo è rimasta sostanzialmente la stessa.

Per saperne di più

Il terremoto di Rieti del 28 giugno 1898

La serie storica dei terremoti con epicentro nella provincia di Rieti con magnitudo superiore a 4.5 (pdf, 598 KB)

La distribuzione dei terremoti storici nella provincia di Rieti (pdf, 60 KB)

Pianta della distribuzione dei maggiori danni all’interno della città di Rieti in base ai dati d’archivio. 1898 (pdf, 508 KB)


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