|
Nuove acquisizioni 2008 - DGA, SERVIZIO II “Tutela e conservazione del patrimonio archivistico”
ACQUISTI (B.Angeloni) Nel corso del 2008 sono stati acquistati dalla Direzione generale per gli archivi un nucleo di 158 disegni tecnici, su proposta della Soprintendenza archivistica per il Piemonte, e l’archivio della famiglia Guadagni, da tempo sotto la vigilanza della Soprintendenza archivistica per la Toscana che nel 1995 ne aveva dichiarato il notevole interesse storico. I disegni tecnici testimoniano l’attività nel cantiere che fu attrezzato per il traforo ferroviario sotto il colle del Moncenisio. L’opera fu eseguita tra il 1857 e il 1870 allo scopo di facilitare le comunicazioni tra il Piemonte e la Savoia, sulla base del progetto curato dal savoiardo Germain Sommeiller, ingegnere del Genio civile del Regno di Sardegna e funzionario della Direzione dei trasporti, con la collaborazione di Sebastiano Grandis, ingegnere idraulico, e di Severino Grattoni, architetto idraulico e civile.
Germain Sommeiller (1815-1871) ebbe un ruolo importante nella realizzazione dei primi piani ferroviari decisi dal governo piemontese. Contribuì infatti allo sviluppo della tecnica di scavo delle gallerie, grazie al suo brevetto di un tipo di perforatrice ad aria compressa, molto efficace prima ancora dell’invenzione della dinamite, nel 1869, ad opera di Alfred Nobel. Il parlamento sardo, dopo il felice esito delle prove dei nuovi macchinari in Liguria, approvò la legge di finanziamento per il traforo del Fréjus il 29 giugno 1857 e gli scavi iniziarono contemporaneamente sui due versanti delle Alpi. Quando nel 1859 la Savoia fu ceduta alla Francia, quest’ultima intervenne pure nel finanziamento dell’impresa, che poté essere così completata nel 1870.
L’Archivio di Stato di Torino conserva altra documentazione sulla medesima opera; di buon grado quindi ha acquisito i disegni, sia per la rilevanza storica dell’evento cui si riferiscono, sia per l’interesse suscitato dall’analogia con l’attuale progetto in via di discussione per un nuovo traforo alpino destinato all’alta capacità ferroviaria in Val di Susa. I documenti illustrano aspetti tecnico-economici di cantiere e punti di vista imprenditoriali (una parte almeno di essi sembra provenire dalla ditta che ha costruito i macchinari sulla base dei progetti di Sommeiller) che sfuggono alla documentazione ufficiale.
L’archivio della famiglia Guadagni di San Leolino (o San Lorino) costituisce un indubbio accrescimento del patrimonio documentale rappresentato dagli archivi familiari che si conservano presso l’Archivio di Stato di Firenze. Come è stato ben evidenziato dalla Soprintendenza archivistica per la Toscana – le dott.sse Insabato e Baggio nel 2006 dedicarono una puntuale relazione all’archivio nell’ambito della giornata di studi su Palazzo Guadagni di San Clemente a Firenze - , l’intreccio fra le più importanti e antiche famiglie patrizie fiorentine e la vita politica della città di Firenze, prima, e del granducato poi, era talmente stretto che spesso le carte familiari costituiscono un’ulteriore e imprescindibile testimonianza delle dinamiche politiche, sociali ed economiche degli Stati di antico regime. Oggi, grazie agli strumenti di corredo antichi interni al fondo (dovuti ai numerosi interventi di riordino succedutisi fin dal Settecento) e soprattutto grazie all’inventario analitico realizzato di recente (2007), è consentita la piena fruibilità della documentazione, che consiste di oltre 1.011 unità, che spaziano complessivamente dal 1325 al XX secolo, in massima parte attinente al patrimonio familiare, ma cospicua anche in ordine al patrimonio fondiario.
Si apprende così che la famiglia Guadagni ab antiquo accumulò un cospicuo patrimonio con l’esercizio della mercatura. Si divise in tre rami che meritarono il patriziato nel 1752: “dell’Annunziata” rappresentato dal marchese Niccolò, “di Santo Spirito” con il marchese Donato e con i suoi figli, “dell’Opera” con il senatore cavalier Filippo. La divisione nei tre rami ebbe conseguenze sull’archivio: a ciascun ramo, infatti, fu attribuita la propria quota di beni ma anche di carte, con i relativi strumenti di corredo interni. La politica ereditaria e matrimoniale condotta nell’ambito del casato ebbe pure sensibili ripercussioni sul piano archivistico: l’archivio infatti non rimase sempre in mano alla famiglia da cui trae il nome. Nel 1938 Guitto di Guadagno Guadagni lo riacquistò dai marchesi Dufour Berte, nelle cui mani era arrivato – insieme al palazzo di Piazza Santo Spirito, alla Fattoria della Luna e a quelle delle Fonti e delle Torri - perché un secolo prima Ottavia di Neri Guadagni, ultima erede del ramo primogenito dei Guadagni “di Santo Spirito”, aveva sposato il marchese Edoardo Dufour Berte: la memoria di tutto ciò è affidata oggi all’archivio Dufour Berte.
DONAZIONI (C.Cundari)
L’archivio della ditta Ponzini di Soresina Il fondo, dichiarato di notevole interesse storico nel 1987, comprende la documentazione prodotta dall’azienda dal 1910, anno della sua fondazione, fino al 1991, anno in cui il capitale di maggioranza venne acquisito da una S.p.A. Qualche mese fa è stato donato dalla società proprietaria all’Archivio di Stato di Cremona
La ditta Ponzini fu attiva nella produzione industriale di macchinari e impianti elettrici, in particolare di distillatori a compressione meccanica - poi sviluppati nella macchina per il caffè espresso - e di impianti di dissalazione dell’acqua di mare.
Il fondatore, l’ing. Alfredo Ponzini, dopo esperienze di progettazione e realizzazione di impianti idraulici ed elettrici in Germania, Egitto, Lussemburgo, volle intraprendere una attività imprenditoriale autonoma con sede a Soresina. Nel corso degli anni, con diversi mutamenti di ragione sociale, l’attività dell’azienda assunse rilievo internazionale.
L’archivio consente di ricostruire le diverse fasi della vita dell’impresa, la sua crescita, l’evoluzione della produzione, l’affermazione in ambito europeo e costituisce una rilevante fonte per la storia dell’imprenditoria italiana nel Novecento. Particolare interesse riveste la serie “corrispondenza” che documenta i contatti con importanti ditte tedesche, nonché le commesse ottenute dalla Marina Militare italiana e tedesca per la produzione di impianti di dissalazione dell’acqua di mare. Il fondo comprende anche la cospicua serie dei disegni e dei progetti, nonché un piccolo nucleo appartenente all’archivio personale dell’ing. Ponzini.
L’ archivio della famiglia Frezzolini di Orvieto Recentemente donato all’Archivio di Stato di Terni dal proprietario, appartenente ad una famiglia di appassionati musicofili, l’archivio costituisce una originale testimonianza culturale sul mondo del teatro musicale del XIX sec.
La documentazione risale al periodo 1810 – 1860 e riguarda prevalentemente due membri della famiglia Frezzolini, cantanti lirici di successo. Giuseppe ebbe voce di basso leggero, e cantò nella prima rappresentazione de “L’elisir d’amore” di Donizetti; sua figlia Erminia fu un celebre soprano, tra le maggiori interpreti del repertorio verdiano, e svolse la sua attività artistica nei teatri di tutta Europa.
Il fondo, dichiarato di interesse storico particolarmente importante, comprende programmi di spettacoli, manifesti, spartiti musicali, scritture teatrali, sonetti dedicati ai due artisti; vi sono anche lettere di Teresa, moglie di Giuseppe Frezzolini, nonché un ritratto dello stesso Giuseppe, commissionato dagli editori musicali Epimaco e Pasquale Artaria insieme ad altri ritratti di celebri artisti dell’epoca, tra i quali Donizetti e Bellini.
L’archivio della scrittrice Letizia Fortini. E’ stato donato all’Archivio di Stato di Firenze ed arricchisce la sezione dedicata alla conservazione e valorizzazione della memoria femminile. Letizia Fortini (1929-2002) nasce a Milano; suo padre è un importante banchiere, appassionato di letteratura e arte, che coltiva amicizie e frequentazioni con illustri personalità della cultura. Manifesta sin da giovanissima il suo interesse per la scrittura; trasferitasi a Firenze, inizia la sua produzione letteraria con raccolte di poesie brevi, ricche di metafore. Più tardi pubblicherà raccolte di racconti brevi e dagli anni ’80 si dedicherà al romanzo.
Le diverse serie dell’archivio documentano l’attività di scrittrice e poetessa attraverso la corrispondenza con esponenti della cultura italiana, dattiloscritti di romanzi e racconti, editi e inediti, rassegne stampa, quaderni di appunti manoscritti, materiale audiovisivo. La serie “Dattiloscritti” pone in luce interessanti racconti inediti ed evidenzia altresì l’interesse meno noto per la traduzione.
Il fondo Marcello Dei L’archivio comprende il materiale raccolto nel corso di una ricerca sociologica sugli insegnanti elementari in servizio tra i primi anni del secolo ed il secondo dopoguerra, condotta con fondi del MURST tra il 1979 ed il 1980 dal prof. Marcello Dei insieme ad altri due sociologi, Marzio Barbagli e Antonio Cobalti, ed utilizzata con finalità di rilevazione statistica. I risultati della ricerca furono poi pubblicati nel 1994 dalla Società editrice Il Mulino, con il titolo Colletto bianco, grembiule nero .
Tutta la documentazione, donata dal prof. Marcello Dei all’Archivio di Stato di Firenze, è stata ordinata e inventariata; raccoglie oltre ai dati statistici, anche le testimonianze sulla vita professionale e personale rese dagli insegnanti attraverso interviste e note autobiografiche. Si tratta di materiale di estremo interesse per lo studio delle istituzioni scolastiche e della classe docente, che permette di ripercorrere i profondi mutamenti della società e della scuola avvenuti nella prima metà del Novecento ed offre materia per una riflessione - oggi di grande attualità - sul ruolo e sull’attività del maestro elementare.
|
|||