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Inchiesta: produzione e conservazione della documentazione durante le fasi di realizzazione di un film

Intervista al produttore Enzo Porcelli

in n. 3/2008

In questo numero si inaugura un'inchiesta, a cura della sottoscritta, Letizia Cortini, dedicata in particolare alla consapevolezza, nel settore della produzione audiovisiva e cinematografica, dell'importanza della conservazione della documentazione, di diversa tipologia, che viene prodotta durante le fasi di realizzazione di un film, fiction o non fiction. La sottoscritta, in particolare, si occupa da alcuni anni delle problematiche relativa alla descrizione dei complessi documentari filmici, costituiti spesso da numerose tipologie documentarie differenti, che andrebbero quindi trattati secondo un punto di vista archivistico, in un mondo dove, come è noto, regna sovrana la biblioteconomia anche nel trattamento di archivi privati di registi, di carte e documenti di società di produzione o di altri soggetti i cui materiali documentari sono legati tra loro da un vincolo necessario. L'intento dell'inchiesta è anche quello di sensibilizzare l'amministrazione archivistica, e non solo, su tali questioni, cercando di diffondere il più possibile la cultura archivistica nel recupero di questi patrimoni.

La sottoscritta ha quindi redatto un questionario, iniziando a intervistare produttori cinematografici, piuttosto che registi e autori, ponendo domande sul processo produttivo di un film e sulla produzione della documentazione durante le differenti fasi, quindi sulla sua organizzazione e conservazione. Purtroppo sta emergendo un quadro sconsolante. La maggior parte delle società di produzione, per esempio, pur avendo degli archivi preziosissimi, tende ad un certo punto a liberarsi di tutto o quasi, perché non sanno dove depositarli, non hanno spazio, non sono più interessati. Le cineteche, a meno che non si tratti di archivi di soggetti o autori particolarmente noti e celebri, non prendono materiale cartaceo, o di altra tipologia, spesso per problemi di spazio e di mancanza di risorse umane ed economiche per il trattamento di questa documentazione, ma anche per l'assenza di competenze specifiche. Quando ricevono degli archivi o dei fondi complessi privati finiscono quasi sempre per trattarli non secondo regole archivistiche, ma biblioteconomiche! L’unica documentazione che, a volte, viene tenuta, da autori o da società di produzione, ma certamente non trattata, descritta e riordinata, è quella relativa alla fase finale di realizzazione di un film, ovvero quella della diffusione, dove si raccolgono documenti come le liste musiche, i dialoghi tradotti nelle diverse lingue, i press book, alcune foto di scena, depliant, manifesti, la rassegna stampa sul film, i dati sulla circolazione, chiaramente il soggetto e il visto censura, la sceneggiatura … e poco altro. Documentazione che potrebbe infatti essere ancora utile ai fini della circolazione e distribuzione di un film, e quindi a fini economici. Tutto quello che riguarda le fasi precedenti, dalla ideazione, alla preparazione, alle riprese e montaggio etc, con la relativa documentazione prodotta, è stato e continua ad essere buttato, nella maggioranza dei casi, o lasciato in scatoloni in cantine, magazzini, locali non adeguati alla conservazione. Ci sono per fortuna delle eccezioni, che scopriremo nel corso dell'inchiesta.

 

La prima intervista che pubblichiamo è quella al produttore cinematografico Enzo Porcelli.

 

Intervista ad Enzo Porcelli, direttore della Achab produzioni cinematografiche
Marzo 2008
a cura di Letizia Cortini
 
Domanda
Come avviene il processo produttivo di un film?
 
Risposta
Si tratta di una cosa complessa. Non ha niente a che vedere con la conservazione?!
 
Domanda
Per capire che cosa conservare, come conservarlo, dopo aver realizzato un film, è importante capire anche il suo processo produttivo e quindi anche il contesto in cui nascono i documenti.
 
Risposta
Prima sono tutte carte. Ho fatto un film dopo che il regista è venuto da me con una fotografia, o meglio con una foto apparsa su un giornale a corredo di un articolo. Da quella foto gli era venuta l’idea di fare un film. O l’idea può venire da un romanzo. Oppure, una volta, di sera, passeggiavo a Trastevere, avevo problemi economici e dovevo trovare un’idea per fare un film che mi consentisse di guadagnare. Era estate, mi sono guardato intorno e ho visto una lapide. Ho scoperto che a piazza Mastai era nato il poeta e scrittore francese Apollinaire. Da lì mi è nata una curiosità. Ho cercato sue notizie biografiche e ho scoperto che in un momento in cui aveva dei problemi economici aveva scritto due romanzi erotici. Ho collegato la sua situazione alla mia. Ho letto i due romanzi che aveva scritto. Uno non era interessante, l’altro mi dato l’idea di trarne un film. Apollinaire aveva risolto i suoi problemi economici scrivendolo e io tentavo di risolvere i miei facendone un film. Il film si chiamò “L’iniziazione”. Costruii una coproduzione italo-francese, maggioritaria francese ma con un regista italiano. Serena Grandi, che allora andava per la maggiore, fu una delle protagoniste, nel ruolo di una cameriera che iniziava un ragazzo all’amore ed al sesso. Fu un grande successo.
 
Domanda
Ma questo è l’inizio di un processo e poi?
 
Risposta
Poi, nel caso citato: lettura della vita di uno scrittore, lettura di un suo romanzo, poi lo studio per come poter realizzare questo film. Avevo prodotto nel 1982 un film che si intitolava “Il generale dell’armata morta”, da un romanzo di uno scrittore albanese, Ismail Kadaré. Gli attori principali erano Marcello Mastroianni, Michel Piccoli e Anouk Aimée. La sceneggiatura l’aveva scritta Jean-Claude Carrière, uno dei più grandi sceneggiatori francesi. Aveva scritto anche molte sceneggiature di Bunuel. Lo avevo conosciuto ed avevamo instaurato dei buoni rapporti. Gli proposi quindi di scrivere la sceneggiatura anche per “L’iniziazione” e lui accettò. La cosa lo divertiva e gli piaceva Apollinaire. Cercai un produttore francese che avesse voglia di fare un film erotico e trovai uno dei due che aveva prodotto il primo film “Emanuelle”. Poi ho coinvolto un bravo regista italiano che conoscevo bene, Gianfranco Mingozzi, con cui avevo già fatto altri film. E così...
 
Domanda
Nel frattempo cosa si produce, in termini di documentazione? Immagino per esempio molta corrispondenza…
 
Risposta
Molta carta, molta molta carta. La conservazione di questa carta è il mio problema più grande. Io tendo a conservare, ma periodicamente getto via. So che faccio male e poi mi pento. Faccio questo lavoro da 40 anni e se mi segue, le mostro in che condizioni mi trovo, anche avendo gettato via tantissimo, ma…
 
Domanda
Quindi ha iniziato la sua carriera da quando?
 
Risposta
Ho finito il Centro sperimentale nel 1967 e ho iniziato subito a lavorare in produzione. Ma se andiamo di là le mostro le carte. Pensi che ho deciso di assumere una persona proprio per farmi aiutare a gettar via vecchi documenti…
 
Domanda
Davvero?
 
Risposta
[mostra una scaffalatura grande a parete con numerosi faldoni]. Vede? Questo è quello che è rimasto dei film che ho fatto, soprattutto dall’inizio degli anni novanta. Avevo molta più documentazione. In un deposito ho anche messo casse di documenti che riguardano l’attività amministrativa e commerciale.
 
Domanda
Possiamo vedere cosa contiene uno di questi faldoni relativi a uno dei suoi film?
 
Risposta
Normalmente, le carte di un film sono raccolte in 5 o 6 faldoni, senza considerare la contabilità, che è a parte. Quindi all’inizio 5 o 6 faldoni di documenti. Poi, a poco a poco tendo ad eliminare, ma dopo mi rendo conto che ho gettato via tante cose che magari andrebbero conservate.
 
Domanda
Cosa invece conserva?
 
Risposta
Prendiamo un faldone. Ecco questo relativo al film “Il gabbiano” del 1977, regia di Marco Bellocchio. Avevo, al termine del film, 5 classificatori. Ho buttato quasi tutto ed è rimasto questo.
Ecco: ci sono i negativi delle foto di scena. Qualche critica…
 
Domanda
Quindi, rassegna stampa?
 
Risposta
Sì, rassegna stampa. Questi sono documenti della distribuzione, i contratti che avevo fatto per la distribuzione del film…
 
Domanda
Quindi parliamo di carte relative soprattutto alla fase di diffusione del film?
 
Risposta
Sì. Ho gettato via tutti i documenti relativi alla fase della produzione…
 
Domanda
Questa è la lista delle musiche?
 
Risposta
Sì la lista delle musiche. Questo è il dossier stampa, il press book. Questi sono i dialoghi, con i sottotitoli in inglese… le slides. Vede queste carte? Le ho fatte fotocopiare perché la scrittura stava svanendo. Questo è il testo in italiano. Ecco queste sono cose a cui sono affezionato, anche se non servono più, sono gli stamponi con i quali si facevano i flani sui giornali. Ora si fa tutto in elettronico. Questi diventeranno preziosi con il tempo. Sono cartoni da cui si stampava, con l’inchiostro. Questa è altra rassegna stampa internazionale: una prima pagina di “Le Monde”. Questi sono inviti per la presentazione a Cannes. Questo è il visto censura. Nel visto censura c’è il soggetto, così come in tutti i press book. In questo caso il soggetto è tratto da Chekov. Da qualche parte debbo ancora avere l’elenco della troupe, forse. In realtà tutte le cose che riguardano la fase di produzione sono le prime ad essere eliminate, anche perché non è che servano per la diffusione, per la commercializzazione.
 
Domanda
Invece di buttare non si potrebbero depositare presso la Cineteca Nazionale, per esempio?
 
Risposta
Ho dato nel passato molte cose al Museo del cinema di Torino. Fino ad un certo punto prendevano questa documentazione, poi hanno smesso e ho continuato a eliminare.
 
Domanda
Ora inizia a diffondersi una maggiore sensibilità, da parte delle cineteche e degli archivi, per la conservazione anche dei materiali cartacei legati ai film. Magari prima di buttare, adesso, riprovi a verificare se può depositare i suoi materiali presso una cineteca.
Ma qui dei suoi primi film prodotti non c’è nulla?
 
Risposta
Qui ci sono soprattutto quelli degli anni novanta, poi c’è qualcosa degli anni settanta… qualcos’altro ci deve essere, ma temo di aver buttato molto.
 
Domanda
Per esempio la documentazione relativa ai piani di lavorazione, le scalette, i diari di lavoro sui set, l’elenco delle attrezzature, …? Peccato perché per esempio per una storia della produzione cinematografica, anche questo tipo di documentazione è importante, non crede?
 
Risposta
Si, certo, ma il problema degli spazi … Questi per esempio sono gli Annuari del cinema. Io li avevo tutti conservati dalla fine degli anni sessanta..
 
Domanda
Questi però si trovano, per esempio nelle biblioteche, non sono documentazione d’archivio.
 
Risposta
In effetti, adesso me lo ha fatto notare: non trovo i documenti relativi ai primi film… Credo di averli proprio buttati tutti.
 
Domanda
E la documentazione relativa alla contabilità? Quando si parla di un archivio di un ente per esempio si intende un tutto organico e legato, che comprende come in questo caso, anche i documenti amministrativi e contabili.
 
Risposta
Anche la contabilità? Io tendo invece, appena possibile, ad eliminare… Noi veramente, proprio negli ultimi mesi abbiamo eliminato centinaia di scatole di documenti vecchi. Proprio perché non ce la facevamo più. Se lei mi consiglia dove e a chi posso rivolgermi per depositare queste carte… Il problema dello spazio è enorme. Io per esempio non riesco più a tenere nemmeno le videocassette. Ho regalato alla Biblioteca nazionale centinaia di cassette vhs. Poi le ho regalate a un Museo del neorealismo che era sorto a Conca dei Marini. Insomma abbiamo grossi problemi di conservazione. Per esempio tutto il materiale girato di un film trascritto su supporto Betacam Sp, lo buttiamo, perché a un certo punto non sappiamo più cosa farne. Noi non abbiamo né lo spazio, né il tempo, né la possibilità di conservare questo materiale.
Ritornando alle fasi di un film. Soprattutto durante quella dello sviluppo del progetto i documenti prodotti sono soprattutto corrispondenza, documenti dello sviluppo della sceneggiatura, come soggetti, trattamenti, scalette, poi i copioni. Una copia della sceneggiatura di tutti i film che ho fatto li ho conservati. Li ho a casa e la maggior parte li ho anche rilegati. Ma mi ritrovo anche centinaia di copioni di film non realizzati di cui non so nulla, o non ricordo e alla fine li butto. Poco tempo fa ho scoperto di avere perduto una sceneggiatura che avevo fatto scrivere a un giovane sceneggiatore inglese, allora sconosciuto e di cui ho ancora i diritti. Questo scrittore è diventato il numero uno in Inghilterra, è quello che scrive le sceneggiature dei film di James Bond, per esempio. Quella sceneggiatura che non trovo più, chissà quanto varrebbe adesso e credo di averla eliminata qualche mese fa. Non ne ho un’altra copia. Questo per dirle quello che può succedere. Poi conservo sceneggiature vecchissime perché sono affezionato, trattandosi magari di qualche film che non sono riuscito a fare. Le tengo lì e chissà, magari un giorno riuscirò a realizzarle. Pensi che nel 1967, appena uscito dal Centro sperimentale, lessi la sceneggiatura di un giovane regista, che mi era piaciuta molto e quel film l’ho prodotto nel 1986. Il film era “Il sapore del grano” di Gianni Da Campo. Ma non sono molte. Purtroppo ho prodotto molti più film di quelli che avrei dovuto.
 
Domanda
Ma per le cose che conserva, che criteri di ordinamento usa?
 
Risposta
Le carte che ho qui sono organizzate per titoli di film. A casa invece le conservo per periodi cronologici.
 
Domanda
Su quali supporti effettua le riprese?
 
Risposta
Su pellicola 35 mm. Anche su 16 mm, soprattutto per i documentari, i film per il cinema poi vengono comunque riversati su 35 mm.
 
Domanda
Cosa considera originale, alla fine della realizzazione di un film?
 
Risposta
Il negativo montato è l’originale da cui si stampano il positivo e tutte le copie.
 
Domanda
Quante copie si producono oggi per ogni film?
 
Risposta
Dipende. Adesso in Italia si può arrivare a 700 od 800 copie. Un tempo se ne producevano 10. Adesso lo sfruttamento di un film è molto breve. Prima poteva durare 5 anni, ora pochi mesi. Ora si tende a massimizzare il risultato dell’investimento nella pubblicità. Il lancio di un film oggi è costosissimo. Non c’è più la profondità, si tende a massimizzare l’effetto del lancio pubblicitario, che poi si ripercuote su tutti i canali distributivi, dalla sala, alla televisione, all’home video, etc.
 
Domanda
Dove si conservano i negativi originali?
 
Risposta
Il negativo originale è depositato presso il laboratorio di sviluppo e stampa del film, per esempio presso la Technicolor, Cinecittà, l’Augustus… Anche l’internegativo e l’interpositivo si depositano presso i laboratori. Poi c’è il mix, il negativo sonoro che a volte sta presso un laboratorio specifico per il suono. Un tempo anche questi materiali li conservavo qui. Alla Cineteca nazionale si deposita l’internegativo. Ma talvolta la Cineteca lo concede senza autorizzazione. Questo non è giusto. Se un cinema o un festival lo richiede alla Cineteca e se si tratta di una iniziativa dove comunque si paga un biglietto, o altro, non è giusto che la Cineteca consenta di sfruttare il film gratuitamente. Perché consentire uno sfruttamento commerciale, a vantaggio di altri, del mio film?
 
Domanda
Ma i film non ricevono un contributo statale?
 
Risposta
Sono in parte finanziati dallo Stato, ma che poi rivuole i suoi soldi. L’industria cinematografica italiana ha perso fatturato in maniera esponenziale negli ultimi vent’anni.
 
Domanda
Il digitale, supporti digitali vengono utilizzati dalla sua società?
 
Risposta
Per ora, soprattutto per i backstage.
 
Domanda
Rispetto al montato, quanto girato si produce per un film di fiction?
 
Risposta
Pensi che per un film come “Lamerica” sono stati prodotti circa 100.000 mt. di pellicola, mentre nel montato ne sono stati utilizzati 3.000. La maggior parte sono tagli e doppi, ovvero degli scarti di lavorazione, che vengono buttati.
 
Domanda
Per le attrezzature e le macchine è prevista una conservazione?
 
Risposta
Personalmente sono abituato a noleggiare le attrezzature tecniche. Mi è successo di averle comprate e usate per un paio di film, poi le ho lasciate in un magazzino noleggiato appositamente e lì me le hanno rubate. L’operazione più conveniente sarebbe quella di comprarle e poi affidarle ad un noleggiatore al quale comunque farle usare e in cambio riceverne la manutenzione che ne può garantire il loro uso successivo, all’occorrenza.
 
Domanda
A casa cosa conserva?
 
Risposta
Fino al 1997 conservavo a casa diversa documentazione relativa a quasi tutti i miei film, poi dopo un trasloco effettuato quell’anno, purtroppo, diverse cose sono andate disperse, tra cui numerose carte. Tra quelle che mi sono rimaste, per esempio, ho un appunto/dedica di Geraldine Chaplin che ho conosciuto e con la quale ho pranzato, che mi sono fatto scrivere sul menù del ristorante; uno anche di Richard Attenborough. Conservo inoltre molte foto, ho una foto con dedica di Francesca Bertini, lettere di attori, attrici, registi, Per esempio ho diversa corrispondenza con Almodovar, quando ancora non era così famoso.
 
Domanda
Conserva o possiede anche film famigliari?
 
Risposta
Sì, ho alcuni film di famiglia, sono soprattutto degli anni cinquanta,
realizzati da me con una Revere americana su cassette 8 mm. allora introvabili in Italia.
 
Domanda
Come è iniziata la passione per il cinema?
 
Risposta
La mia passione per il cinema è nata con la visione dei film italiani della fine degli anni 50 e dei primi anni 60 e con la visione dei film inglesi del Free Cinema e francesi della Nouvelle Vague. Non era facile vederli allora... Per quanto riguarda il lavoro di produttore: con la mia famiglia abitavo nella periferia sud di Roma che allora era meravigliosa...molto vicino a Cinecittà e mi accadde di essere scelto come comparsa nel film Ben Hur. Avevo 12 anni. Un giorno durante le riprese sul set rimasi colpito dall’arrivo di un signore, elegantemente vestito di lino bianco, su una grande automobile americana, circondato da belle donne. Chiesi chi fosse e mi dissero che si trattava di una persona importante. Chiesi se fosse il regista e mi risposero: “Ancora più importante”. Infine mi rivelarono che si trattava del produttore. Da allora mi dissi che anche io avrei fatto il produttore…
 

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