Piccole riflessioni su un grande tema: come vincere la sfida per il futuro degli Archivi

Antonia Pasqua Recchia

in n. 1-2/2008

Sono da pochi mesi Direttore Generale per gli archivi e accolgo con piacere l’opportunità che mi hanno offerto Patrizia Ferrara e Isabella Orefice per comunicare in modo semplice e informale le prime riflessioni che ho potuto elaborare  in questo periodo iniziale, certamente breve ma nel quale si sono succeduti fatti e decisioni importanti: dalla programmazione delle risorse all’organizzazione di secondo livello degli uffici centrali e territoriali,

dalla soluzione di emergenze logistiche particolarmente gravi all’impostazione della nuova collaborazione con le Direzioni Regionali che con la riforma del Ministero hanno ampliato le competenza agli archivi e alle biblioteche.
Le riflessioni si possono riassumere in alcune domande:
·        Come fornire  più servizi, meno sprechi, quindi più efficienza, a fronte di una domanda espressa sempre più vasta ed esigente e di una domanda potenziale ancora più vasta con altre diverse esigenze egualmente legittime.
·        Come migliorare la funzione di tutela e conservazione, accogliendo i versamenti che ora (per la verità, in alcuni casi, da qualche secolo) non siamo in grado di ricevere da parte di molte amministrazioni pubbliche.
·        Come contribuire, meglio orientare, la formazione degli archivi del domani, gli archivi digitali che in prospettiva porteranno a migliorare le difficoltà logistiche ma che comportano sin d’ora importanti problemi di conservazione dei supporti.
Tutto questo a fronte di risorse sempre più scarse, a fronte di emergenze da risolvere sia di logistica che di conservazione, con alcune gravi situazioni di degrado ambientale e problemi di sicurezza per il patrimonio medesimo, per gli operatori e per gli utenti, altra e oscura faccia di una medaglia che pure presenta, nella maggior parte dei casi, soluzioni buone, ottime, anche avveniristiche di conservazione del patrimonio documentario e di erogazione di servizi nelle sale di studio; 
a fronte della mancata condivisione delle strategie con cui rispondere a bisogni sia istituzionali che sociali, riconducibili a quesiti basilari come: a che/a chi serve la funzione culturale, quale è il ruolo dello Stato, come garantire la sostenibilità, soprattutto economica, delle scelte che ne derivano.
A fronte delle sofferenze che dobbiamo patire e gestire in tema di bilanci correnti, in tema di risorse umane insufficienti e senza alcun reale ricambio generazionale in vista.
Eppure dobbiamo dimostrare con i fatti che il costo per mantenere la “macchina pubblica” in un certo settore (intesa come persone, strutture, funzionamento) è ampiamente ripagato dal servizio erogato; dobbiamo rafforzare con il consenso del cittadino comune la legittimazione ad esistere derivante dalla legge.
Nel campo degli archivi mostrare l’efficienza e i servizi resi al cittadino è più complesso di quanto non accada in altri ambiti del patrimonio culturale, più visibili e di appeal, non solo per ragioni connesse alla specificità del patrimonio medesimo e dei servizi, ma anche per un certo appannamento che negli anni ne ha caratterizzato la percezione esterna, generando una inevitabile sottovalutazione del peso specifico all’interno dell’intero comparto del patrimonio culturale.
Questo “universo” è invece un insieme complesso di patrimonio, di strutture fisiche e di organizzazione, di soluzioni spesso d’avanguardia, di personale qualificato e specializzato; un insieme trasversale rispetto all’appartenenza istituzionale, fortemente radicato a livello territoriale, indubbiamente problematico ma con straordinarie potenzialità di impatto sulla domanda di fruizione culturale e analoga potenzialità di elaborazione di offerta ricca e stimolante.
Quindi lo dobbiamo comunicare meglio!
Si tratta di una grande sfida da raccogliere, trovando soluzioni poggiate su riflessioni meno estemporanee di queste, magari frutto di un dibattito allargato con il coinvolgimento di tutti gli stakeholders in una sede che potrebbe essere una Conferenza Nazionale, da organizzare entro l’anno.
Nell’immediato posso garantire che la Direzione Generale continuerà nell’impegno finora profuso in tutti i tavoli decisionali, ministeriali e interministeriali, sia per l’assegnazione di risorse, umane e materiali, sia a livello di innovazione e di progettualità, secondo una strategia articolata su pochi, chiari obiettivi:
·        Progettualità diffusa ma coordinata per ottimizzare tutte le possibili fonti di finanziamento, ordinarie ma soprattutto straordinarie.
·        Razionalizzazione organizzativa.
·       Modelli innovativi di gestione, attraverso l’intesa con gli enti territoriali, che occorre sensibilizzare e coinvolgere sul piano organizzativo e finanziario nella costruzione dei Poli archivistici Territoriali.
La Direzione generale si impegnerà anche nel recupero di una presenza più ampia e incisiva, in termini di visibilità e di servizi, nel settore del patrimonio culturale, a partire dalla massima diffusione della conoscenza, anche presso un pubblico più vasto rispetto a quello specialistico e molto strutturato degli “addetti ai lavori”, studiosi, ricercatori, giuristi e periti (si consideri infatti che il patrimonio documentario non è solo fonte di storia ma anche fonte di diritto); nelle sale di consultazione degli archivi, reali o virtuali, si affacciano sempre più spesso i “nuovi” utenti, cioè quella domanda che comincia a consolidarsi sempre di più, legata al bisogno di ritrovare le radici, secondo un percorso di ricerca individuale e di comunità che ha poco in comune con la ricerca storica ma molto invece con la riappropriazione, nel senso di percepire come “proprio”, del patrimonio culturale prodotto nei luoghi e nel tempo dalle comunità che hanno vissuto in quei luoghi.
A tal fine si sta mettendo a punto un programma, ambizioso ma non velleitario, volto a diffondere la conoscenza del patrimonio attraverso la pubblicazione delle fonti sulla rete, basato su due principi:
-     ottimizzazione e valorizzazione di quanto fin qui realizzato, che è moltissimo anche se non adeguatamente comunicato e conosciuto, anche perché molto parcellizzato;
-     nuova digitalizzare e diffusione in internet di fonti documentarie, secondo partizioni tematiche che traggono legittimazione dalla domanda espressa ma anche da quella potenziale, nonché dalla necessità di costruire veri e propri interventi di sistema.
La domanda potenziale è immensa:  solo il tema della ricerca genealogica raggiunge numeri incredibilmente alti, secondo alcune ricerche il 60% della popolazione americana ne è interessato, poco meno nei Paesi europei, in Italia è in forte crescita. Ma è anche enorme la domanda di ricerca di fonti e di letture tematiche assai specifiche ma di rilevante impatto : genere, scritture di donne, politici, architetti, tecnologia, scienza e brevetti, ambiente e territorio nella loro evoluzione storica, per non parlare delle fonti documentarie che testimoniano il patrimonio culturale immateriale, tema centrale e attualissimo nel momento in cui si dà attuazione alla Convenzione UNESCO per la salvaguardia del Patrimonio culturale immateriale, ratificata con la legge n. 167 del 27 settembre 2007.
In tal modo l’equazione “più servizi, meno sprechi = più efficienza per i cittadini” troverà negli Archivi una certa e positiva soluzione, con la consapevole partecipazione di tutti gli addetti a cui certo non mancano visione e passione, pur nel quadro generale delle criticità strutturali segnalate.

Fondazione Ansaldo