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Culture immateriali. La ricerca sul campo di don Nicola Jobbi
Jobbi, la ricerca e la comunità scientifica internazionale
«Ho conosciuto don Nicola Jobbi quasi trent’anni fa. Era stata Annabella Rossi, che già aveva incontrato, a parlarmi di lui, del suo impegno solitario (e in quegli anni pionieristico) per raccogliere e salvare i segni della vita e del lavoro contadino nella Valle del Vomano. Così lo andai a trovare e di quell’incontro porto un ricordo molto caro e molto vivo di una persona che, appartata dal mondo accademico e istituzionale, stava realizzando un lavoro straordinario, raccogliendo non soltanto gli oggetti della vita contadina, ma anche i canti, consapevole che già era in atto una trasformazione profonda della realtà economica, sociale e culturale che presto avrebbe portato alla cancellazione di quei gesti, di quelle consuetudini, di quegli attrezzi, di quelle parole, di quelle musiche e di quei canti che lui andava raccogliendo e fissando. La raccolta di canti e musiche di don Jobbi è importante, non soltanto per il materiale prezioso che comprende, ma anche per l’epoca nella quale ha cominciato a comporsi. Infatti le prime registrazioni sono del 1964 e si collocano, quindi, nel vivo della presa di coscienza, nel nostro Paese, dell’importanza (anzi, della necessità, dell’obbligo) di assicurare agli studi (e alla memoria storica) un patrimonio di cultura e di civiltà così a lungo negletto, o ignorato dalla cultura italiana[1].»
Con queste parole Roberto Leydi racconta il suo incontro con don Nicola Jobbi, e il senso della ricerca che il giovane parroco conduceva fin dal 1963, dall’epoca del suo insediamento in prima nomina presso il piccolo centro montano di Cerqueto di Fano Adriano, ai piedi del Gran Sasso d’Italia. Era il Natale del 1965; Leydi non era il primo ricercatore ad incontrare Jobbi, né sarebbe stato l’ultimo. Qualche mese prima, agli inizi dello stesso anno, il parroco si era recato a Roma al Museo nazionale delle arti e tradizioni popolari, con lo scopo di approfondire il suo naturale interesse per la cultura contadina e pastorale. Fu allora che conobbe Annabella Rossi e il direttore Jacopo Recupero; con la giovane antropologa sarebbe nato un rapporto di amicizia e stima durato fino alla scomparsa di lei, nel 1984.
Questi incontri furono importanti: contribuirono ad alimentare le ricerche negli anni successivi, e forse suscitarono in Jobbi una più matura presa di coscienza del lavoro che stava compiendo.
Sempre nel 1965 il regista Libero Bizzarri realizzò, per conto dell’Istituto Luce, un documentario (35 mm., b/n) sulla raccolta della cultura materiale dal titolo “Uomini e cose”. Tra il 1964 e i primi anni ’70 Jobbi ospitò presso la sua comunità Paolo Toschi, Diego Carpitella, Jacopo Recupero. Con Giuseppe Profeta condusse una campagna di documentazione, per l’area di sua competenza, che costituisce oggi parte della raccolta 54 dell’Archivio etnico linguistico-musicale della Discoteca di Stato di Roma.
Dal luglio al settembre del 1969 alcuni ricercatori dell’Università di Kyoto condussero a Cerqueto un’accurata analisi sulla vita dei pastori transumanti, le relazioni di parentela e i rapidi cambiamenti cui era soggetta la cultura tradizionale in quegli anni. Erano gli antropologi sociali Tadao Umesao, Yutaka Tani e Masaichi Nomura; scelsero il piccolo paese anche per la presenza di Jobbi, che li accolse e li sostenne per tutta la permanenza sul terreno, mettendo loro a disposizione quanto già raccolto e la sua conoscenza delle persone e del territorio. In un successivo lavoro di Tani l’opera di Jobbi costituirà essa stessa oggetto di una specifica riflessione nel quadro delle analisi compiute dal ricercatore giapponese[2]. Yutaka Tani aveva infatti intuito il valore di resistenza culturale dell’instancabile lavoro del parroco; il tentativo, condotto anche grazie alla collaborazione di ricercatori locali, amici, giornalisti, rappresentanti politici coinvolti nelle tante iniziative, di far emergere una coscienza interna alla stessa comunità sul valore della propria specifica cultura, contrastando il rapido spopolamento del paese e il drastico abbandono del sistema di vita tradizionale.
Negli anni successivi non mancarono ulteriori contatti e scambi: una dettagliata analisi architettonica dell’antico abitato di Cerqueto, accompagnata da rilievi, disegni e fotografie, fu compiuta ancora da un ricercatore giapponese, Satoshi Miyazawa[3]; così come numerose furono le collaborazioni a tesi di laurea e ad indagini di natura antropologica, condotte da Soriana Martegiani, Silvia di Pierdomenico, Maurizio Anselmi, Ernesta Cerulli e Mimmo Jodice[4].
Ma questi incontri, seppur di grande significato, avvennero al margine di una complessa e spesso solitaria opera di ricerca personale, ritagliata negli spazi lasciati liberi dall’intensa attività parrocchiale – e ad essa indissolubilmente intrecciata -, condotta per oltre un ventennio in maniera capillare, spontanea ed originale, per molti aspetti pionieristica.
Il patrimonio immateriale: i suoni e le immaginiIl progetto si pone l’obiettivo di recuperare, classificare, studiare e pubblicare il documenti audio, video e fotografici raccolti, a partire dal 1963, da don Nicola Jobbi nell’area teramana dell’alta valle del Vomano.
Ampiamente conosciuto nell’ambiente scientifico nazionale ed internazionale, il lavoro di ricerca di Jobbi è oggi, paradossalmente, in uno stato di abbandono che necessita di un immediato intervento da parte delle istituzioni, al fine di evitare il rischio di una definitiva dispersione e compromissione dei documenti e dei supporti su cui sono fissati (in particolare i nastri audio e video).
Nel 2003 l’Unesco ha promosso la Convenzione per la tutela del patrimonio immateriale, intendendo con esso “l’intero ambito della cultura non materiale […]: tradizioni orali, narrazioni e usi linguistici, musiche e danze, metodi di cura tradizionali, usanze culinarie, tecniche e saperi elaborati, per esempio, nella costruzione di strumenti o edifici, e molto altro ancora”. Nell’ottobre 2004 la Conferenza mondiale dell’International Council of Museums (Icom) ha scelto come tema “Musei e patrimonio immateriale”, riconoscendo la necessità di prestare adeguata attenzione anche ai dati immateriali della cultura.
Quando Jobbi intraprese il suo lavoro di ricerca il dibattito sul patrimonio immateriale era ancora lontano dall’assumere la consistenza e la consapevolezza attuale. Lo stesso Cirese, nel 1967, auspicava una presa di coscienza in tale direzione: “In sostanza, la funzione cui i musei della vita popolare non possono e non debbono rinunciare, almeno come aspirazione, impone che essi dilatino la loro attività dalla collezione di oggetti alla collezione di immagini di ciò che oggetto non è, ed è invece la relazione in cui gli oggetti si collocano: accanto ai ricercatori e conoscitori di pezzi, occorrono i ricercatori di momenti e dimensioni e situazioni da fissare con le tecniche audiovisive” [5].
Dal 1963, parallelamente all’attività di raccolta sulla cultura materiale, don Nicola Jobbi ha condotto un’intensa ed articolata documentazione sonora e visiva della comunità di Cerqueto e di alcune località della montagna teramana. Il materiale raccolto è costituito di registrazioni sul campo di repertori orali musicali e narrativi che documentano la realtà del territorio in un’epoca in cui le espressioni tradizionali della ritualità popolare erano ancora vive e in funzione, sebbene già in una fase di deterioramento e trasformazione.
Le documentazioni furono portate a termine con 4 tipi diversi di registratori a bobine semi-professionali (Telefunken, UHER mono e stereo, Geloso) acquistati da Jobbi a tal fine, e contengono materiali eterogenei (canti, racconti, messe, funerali, matrimoni, processioni, feste, momenti di vita quotidiana). Il primo lavoro di studio e catalogazione fu condotto da Soriana Martegiani, su sollecitazione di Roberto Leydi, attraverso un ascolto di tutti i nastri e la creazione di schede analitiche per un totale di 619, cui è seguita una nuova schedatura con approfondimento di 88 brani finali completi di trascrizione musicale.
L’attenzione per la fotografia e per la dimensione visuale ha interessato tutti i contesti in cui si produssero i documenti sonori. Si tratta di migliaia di documenti, in gran parte realizzati dallo stesso Jobbi, in qualche caso da appassionati o fotografi professionisti che hanno partecipato alle numerose iniziative svolte a Cerqueto. Di notevole interesse sono le due campagne fotografiche effettuate dai giapponesi Yutaka Tani e Satoshi Miyazawa tra le fine degli anni ’60 e i primi anni ’70: la prima per la puntuale e dettagliata documentazione della vita dei pastori e della comunità di Cerqueto, la seconda per la documentazione degli edifici e con essi della gente che li abitava.
Nel dettaglio, i materiali che necessitano un immediato intervento sono i seguenti:
-n. 54 bobine audio a nastro magnetico di differente formato (5 da 18 cm., 1 da 15 cm., 45 da 13 cm.) numerate progressivamente con la sigla DNI (es. DNI 1, DNI 2, ecc…) e di contenuto vario, per un totale di circa 620 brani dei quali circa 400 a carattere etnomusicale e antropologico in genere;
-n. 3 bobine audio integrative (2 da 13 cm., 1 da 7,5 cm.), parzialmente schedate;
-n. 6 audio cassette (2 da 60 min., 4 da 90 min.), numerate da 1 a 6, parzialmente schedate;
-n. 10.000 (circa) documenti fotografici (stampe, negativi e diapositive);
-n. 40 (circa) bobine video (pellicole 8-16, 35 millimetri)
Azioni progettuali:
Per l’alta deperibilità dei supporti audio si ritiene opportuno chiedere un intervento affinché si possano mettere in sicurezza tali documenti, ed avviare un prima fase di studio e diffusione.
La prima parte del progetto concerne dunque la conservazione e lo studio dei documenti audio, e la definitiva collocazione in strutture adeguate[6]. Parte essenziale della ricerca sarà la rifrequentazione dei luoghi dove Jobbi ha operato, tentando un’integrazione dei dati ma in particolare cercando una nuova partecipazione delle comunità da cui sono scaturite le documentazioni, per una comprensione più completa dei documenti stessi e per tentare di riattivare quelle stesse dinamiche sociali che hanno prodotto la raccolta. Si è già proceduto ad una nuova catalogazione, partendo da quella di Soriana Martegiani, integrandola con nuove registrazioni (3 bobine, 6 musicassette C/90), e ad un’archiviazione delle schede su database riunificando il lavoro precedente (collegamento tra schede di rilevamento e schede di approfondimento sui brani; si deve tenere conto che nel periodo in cui è stata realizzata la tesi non erano ancora utilizzati i computer).
La seconda fase riguarderà la diffusione dei documenti sonori, fotografici e video: i possibili campi di applicazione presi in considerazione nella stesura del progetto riguardano la pubblicazione del materiale su supporti diversi (cd musicali, libri, video, cataloghi fotografici, sito internet), la creazione di un archivio digitale multimediale fruibile al pubblico, la divulgazione didattica, l’organizzazione di eventi culturali (mostra fotografica, rassegne, convegni) che aggiornino circa gli esiti, anche parziali, della ricerca in atto.
Il progetto non prevede, in questa fase, un intervento diretto sul Museo etnografico di Cerqueto, per il quale sarebbe necessaria una specifica riflessione al momento ancora prematura. Tuttavia intende essere un preliminare lavoro in grado di predisporre la raccolta a tal fine. La particolare natura del materiale documentato offre la possibilità di attuare la realizzazione di un percorso museale per immagini e attraverso i suoni, sul modello tracciato da Roberta Tucci per un ipotetico Museo delle culture musicali orali italiane[7], contestualizzando nell’area della ricerca di Jobbi e secondo moderne concezioni museografiche un allestimento che integri alla cultura materiale un patrimonio immateriale imponente, raccolto fin dal 1963, quando la riflessione su tali tematiche era ancora lontana dal raggiungere la consapevolezza attuale.
[1] Roberto Leydi, Prefazione, in Soriana Martegiani, Canti Popolari dell’alta valle del Vomano dalla raccolta di Don Nicola Jobbi, Centro Servizi Culturali, Teramo 1992, pp. 5-6.
[2] Yutaka Tani, Vita a Cerqueto, testo giapponese, illustr., Kyoto, Heibonsha Library, 1996 (ed. or. 1976). Vedi anche: Yutaka Tani, Tadao Umesao, Vita in un paese montano dell’Italia centrale, testo bilingue (italiano-giapponese), illustr., Kyoto, Università di Kyoto, 1971.
[3] Satoshi Miyazawa, Cerqueto 1977, testo bilingue (italiano-giapponese), illustr., Nara 1978. Pubblications of Nara National Research Institute, n. 33
[4] S. Martegiani, Canti Popolari dell’alta valle del Vomano dalla raccolta di Don Nicola Jobbi, tesi di laurea (rel. Prof. Roberto Leydi), Università degli Studi di Bologna, Bologna 1988-89; S. Di Pierdomenico, Vita dei pastori del Gran Sasso d’Italia, tesi di laurea (rel. Prof. Giuseppe Profeta), Università degli Studi dell’Aquila, L’Aquila 1974-75; Maurizio Anselmi, Documenti sulla musica di tradizione orale della Valle, in La Valle Siciliana o del Mavone, DAT (Documenti dell’Abruzzo Teramano) III, 1, Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo, De Luca Editore, Roma 1983; E. Cerulli – M. Jodice, Le Vie del Sacro, calendario della Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo, Teramo 2000.
[5] A. M. Cirese, Oggetti, segni, musei. Sulle tradizioni contadine, Einaudi, Torino 1977 (1a ed. 1967), p. 45.
[6] A tal fine è stato individuato quale ente ottimale per la conservazione e fruizione la Biblioteca provinciale di Teramo, recentemente restaurata e dotata di una moderna Mediateca e Archivio Fotografico.
[7] Cfr. R. Tucci, Etnomusicologia e museo, in “La Ricerca Folklorica”, n. 39, 1999, pp. 125-129; per un ulteriore approfondimento cfr. A. Ricci, I suoni in mostra. Una strategia dell’orecchio, in “AM. Antropologia museale”, 7 (3), 2004, pp. 34-39. |
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