I fondi antichi dell’Archivio storico della Città di Bolzano

Hannes Obermair

in n. 1-2/2008
Ricorrendo ad un’immagine abusata, l’Archivio storico della città di Bolzano presenta una certa similitudine con un iceberg galleggiante. Se le carte più recenti e consultabili – dalla documentazione catastale ai fondi fotografici – vengono assiduamente richieste e utilizzate dagli utenti per motivi amministrativi, legali o personali, esiste poi un gigantesco corpus sotterraneo che rappresenta un po’ il nucleo stesso di quello che ci è dato sapere del passato della città di Bolzano e della sua regione.
Questo patrimonio sta solo lentamente per essere messo in luce e valorizzato secondo canoni moderni. Il “regno dell’analogico” come lo potremmo chiamare nell’era digitalizzata, necessita di un approccio attento, all’insegna dell’archeologia del sapere. Ma non sono richieste solo delle conoscenze specialistiche, ci vuole anche molta attenzione per le esigenze di un’opinione pubblica sempre più attratta dalla storia del passato.
Dobbiamo però tenere presente che la storia di un archivio è sempre anche la storia dei suoi archivisti. La presentazione di inventari può così diventare anche una buona occasione per riflettere sulle continuità e gli smottamenti nella trasmissione della documentazione affidataci. Se poi questo nesso fra archivisti e “ordine” d’archivio esiste, sarà di conseguenza opportuno attenersi ad una certa prudenza epistemologica ed euristica. È innegabile che gli archivi racchiudano in sé momenti di “ordine”. L’assunto dell’archivistica classica che questo ordine faccia parte dell’essenza degli archivi stessi e debba solo essere ricercato e identificato, può essere senz’altro ridiscusso. Gli storici da molto tempo si sono resi conto del carattere di costruzione dell’archivio, il cui etimo greco arché rinvia al legame fra creazione dell’archivio e nascita del potere statale e della burocrazia. Pertanto gli archivi non sono degli ordinamenti «naturali», ma devono essere letti (e riletti) partendo da prospettive di storia culturale e sociale. Anche la nostra domanda sará allora non tanto: Che cos’è l’archivio?, ma piuttosto: Come si è costituito l’archivio?

Un archivio e il suo ordinamento

L’Archivio storico della Città di Bolzano deve la sua chiara struttura nonchè la collocazione dei suoi fondi antichi (secc. XIII-XVIII) all’iniziativa di un ottimo archivista e storico austriaco del primo Novecento, Karl Klaar (1865-1952). Tra il 1908 ed il 1911 egli ha dato vita a una tripartizione dei fondi archivistici di Bolzano che fino a oggi caratterizza tutta la documentazione comunale della Bolzano premoderna. Con la classificazione in Urkunden (pergamene), Handschriften (codici) e Akten (atti), il Klaar ha dato un’organizzazione duratura a tutte le scritture antiche di Bolzano e ha così anche gettato le basi per la ricerca moderna sulle tipologie e i contenuti di tale documentazione.
L'Archivio storico conserva i documenti prodotti dall'amministrazione civica di Bolzano dalle origini (XIII secolo) in poi. Accanto all’attività di un consiglio cittadino documentata sin dal XV secolo sono di particolare importanza gli organi, progressivamente divenuti comunali, dell’antico Ospedale di Santo Spirito (Heilig-Geist-Spital) e dell’amministrazione patrimoniale della Parrocchiale di Santa Maria.
Più di 2000 pergamene dal Duecento in poi sono conservate o nella cosiddetta Urkundenreihe, il Diplomatico, o nell’archivio dell’Ospedale di Santo Spirito. Strettamente collegati sono gli Handschriften (codici), non meno di 2800 pezzi che datano dalla seconda metà del Quattrocento. Tra questi i Ratsprotokolle, i protocolli consiliari conservati fin dal 1470, e il cosiddetto Stadtbuch, il liber iurium della città (Hs. 140). Lo studio e l’inventariazione di questo ingente e prezioso materiale attualmente segue due distinti ma intimamente collegati percorsi: oltre alla pubblicazione secondo criteri scientifici di regesti che mettono a disposizione della ricerca tutto il fondo antico fino al 1500 (progetto di ricerca „Bozen Süd – Bolzano Nord“), si sta portando avanti anche la digitalizzazione dei fondi archivistici d’antico regime più rilevanti grazie al progetto „Bicanet“, la cui prima fase prevede la messa in rete dei più antichi protocolli del Consiglio cittadino (2008/2009).

Archivio dell’Ospedale del Santo Spirito

L’archivio dell’ex Ospedale del Santo Spirito costituisce il fondo di gran lunga più consistente del patrimonio comunale. Fondato da una confraternita laica presso la Chiesa parrocchiale di Santa Maria a Bolzano tra il 1271e il 1272, divenne in breve tempo l’ente di assistenza più importante della città. L’economia dell’ospedale si basava sulle donazioni dei cittadini, che legavano all’ospedale case, terreni, vigneti, campi, capitali e rendite. In analogia con lo sviluppo tardomedievale e protomoderno dell’economia cittadina, l’Ospedale del Santo Spirito accumulò così notevoli proprietà e arrivò a costituire – insieme alla Chiesa parrocchiale – il complesso di proprietà terriere più rilevante dell’intero territorio bolzanino. Già nel XIV secolo il processo di assorbimento dell’Ospedale da parte del governo comunale giunse a compimento: i suoi amministratori, che provenivano – come i prevosti ecclesiastici e i consiglieri comunali – dai ceti notabili della città, agivano ormai come veri e propri rappresentanti della cittadinanza. Le carte d’archivio dell’Ospedale sono notevoli. I documenti fino al XIII secolo sono conservati presso l’Archivio storico della Città di Bolzano, mentre gli urbari (registri dei beni e dei diritti) e i rendiconti amministrativi più recenti si trovano presso l’Archivio storico della Provincia di Bolzano oppure presso il Tiroler Landesarchiv. Dopo la demolizione dell’ospedale nel XIX secolo e la costruzione del nuovo ufficio postale, l’archivio ha subito forti perdite e dispersioni. Soltanto negli anni Venti del secolo scorso Rudolf Marsoner riuscì a mettere le carte al sicuro presso il Museo civico di Bolzano, di cui era all’epoca direttore. Da allora il fondo costituisce una delle fonti più significative dell’evoluzione storica del contesto bolzanino.

Fondo documentario cittadino (Urkundenreihe)

Non sappiamo quasi nulla delle modalità di conservazione dei documenti della Città di Bolzano. Il Consiglio - la cui esistenza è documentata a partire dalla metà del XIV secolo e che era in parte costituito dai prevosti, i quali stabilivano l’ordinamento ecclesiastico, nominavano i parroci e amministravano l’intero patrimonio della Chiesa- aveva conservato fino al sedicesimo secolo una parte delle carte presso la sacrestia della chiesa parrocchiale di Santa Maria. Un riferimento si trova anche nel cosiddetto Stadtbuch (ovvero il liber iurium) di Bolzano, in cui il regolamento per la produzione del vino approvato dal Consiglio nel 1515 reca la seguente annotazione coeva (f. 60): ligt auff der sacristey [giace in sacrestia]. I documenti comunali venivano però depositati anche in altri luoghi, come ad esempio presso il giudice cittadino, come testimoniato da un’altra nota nello stesso codice (delibera fiscale del 1339, f. 103): ligt im statgericht der steur ladn [giace presso la sezione imposte del Tribunale cittadino]. Nel XV secolo l’archivio subì notevoli danni causati da incendi, in particolare nel 1443 e nel 1483, ed è questo il motivo per cui si sono salvati soltanto pochissimi originali dei privilegi ducali alla Città di Bolzano, mentre esistono trascrizioni di altri atti all’interno dei registri di cancelleria del Principato tirolese tenuti in parallelo (Tiroler Landesarchiv) e anche nei cartolari cittadini. Risulta documentato che soltanto a partire dalla fine del XVIII secolo le carte iniziarono ad essere conservate presso il Municipio della città di Bolzano sotto i Portici: il 4 gennaio del 1776 il Consiglio comunale ordinò l’esame di tutte le missive, i documenti e i rendiconti della Chiesa collegiale e parrocchiale e la loro trasmissione al nuovo archivio municipale (Protocollo consiliare, ms. 100). Dopo il crollo dell’Impero, l’intermezzo napoleonico e i rivolgimenti del 1848-1849, si dovette attendere il 1904 perché gli antichi fondi d’archivio cittadini trovassero una sistemazione durevole nel nuovo Museo civico. L’archivista e storico Karl Klaar di Innsbruck negli anni tra il 1908 e il 1911 ordinò il materiale secondo criteri moderni, partendo da una precedente classificazione di massima risalente al 1830. Le carte rimasero nel museo per lunghi decenni, fatti salvi alcuni brevi periodi di trasferimento dovuti alle due guerre mondiali. Nel 2002, quasi un secolo dopo l’opera di sistematizzazione di Klaar, i fondi d’archivio comunali sono stati traslocati nel nuovo Archivio storico sotto i Portici, facendo così ritorno al loro antico deposito.

Il liber iurium (Stadtbuch) di Bolzano

Il manoscritto 140 è l’unico cartolario comunale anteriore al 1500. Concepito come registro degli uffici delle autorità comunali, accanto a riassunti di bilanci consuntivi contiene anche i privilegi più importanti concessi alla cittadinanza a partire dal XIV secolo. La creazione del codice nel 1472 sotto l’egida del borgomastro Konrad Lerhuber coincide con l’affermarsi della potestà amministrativa cittadina durante il regno del Duca d’Austria e Tirolo Sigismondo. Sullo sfondo di una forte spinta all’innovazione e modernizzazione di tutti gli ambiti cittadini si assistette ad un aumento della produzione di norme e ad un netto incremento delle scritture comunali. Nello Stadtbuch sono identificabili: trascrizioni di privilegi concessi alla città dai duchi tirolesi a partire dalla metà del XIV secolo fino all’inizio del XVI secolo; statuti e ordinamenti giuridici; rendiconti di uffici e autorità comunali in forma breve. Esso ci offre dunque una summa di norme giuridiche di varia provenienza e epoca. Simile ad una raccolta ufficiale, in esso ritroviamo, nel senso più ampio, il diritto cittadino vigente e di volta in volta aggiornato sulla base di esigenze e situazioni concrete. È quindi normale che questa prassi di registrazione amministrativa sia cessata nella prima metà del XVI secolo, quando la crescente complessità delle pratiche di cancelleria cittadina iniziò a richiedere una gestione per singole materie con registri separati.

Protocolli consiliari

Parallelamente alla compilazione dello Stadtbuch, negli anni ’70 del XV secolo iniziarono ad apparire anche fonti puramente seriali, dimostrazione anch’esse di una maggiore professionalizzazione dell’attività amministrativa. Tra di esse meritano particolare menzione le trascrizioni – sotto la data della rispettiva seduta – delle discussioni e delle delibere dei consigli comunali a partire dal 1469. Al consiglio comunale di Bolzano spettava di garantire il funzionamento della comunità tardomedievale attraverso ordinanze relative al commercio, agli ordini professionali, alla gestione delle finanze e dell’ordine pubblico. Accanto alle scarne verbalizzazioni, i protocolli, che venivano stilati ogni anno, contengono anche elenchi dei consiglieri nominati sulla base dei distretti giudiziari della città, nonché delle alte cariche cittadine. La politica autonoma del Consiglio era limitata dall’autorità dei duchi asburgici, in particolare dalla giurisdizione penale del Tribunale di Gries-Bolzano. Il consiglio svolgeva dunque una funzione di intermediario, con un doppio e non sempre facile legame: nei suoi rapporti con il tribunale esso rappresentava le istanze dei cittadini verso l’alto, mentre contemporaneamente esercitava su questi ultimi un potere verso il basso.

Archivio dello Schiessstand (Tiro a segno) di Bolzano

Risulta comprovata l’esistenza a Bolzano – a partire dalla fine del XV secolo – di una gilda cittadina di tiratori con un carattere fortemente corporativo. Come in altre città e borghi-mercato, anche a Bolzano essa era costituita da una confraternita che organizzava regolarmente esercitazioni di tiro e feste con gare di tiro al bersaglio. Le carte conservate nell’archivio storico della Città fanno intuire un certo grado di organizzazione, come si evince dai bilanci consuntivi redatti dall’armiere.

Carte di provenienza comunale

Alcune carte e documenti di chiara provenienza comunale sono rintracciabili in archivi esterni, come ad esempio nei fondi storici del Tiroler Landesarchiv (in particolare carte dell’archivio mercantile di Gries) e del Museo provinciale Ferdinandeum a Innsbruck, nonché nell’Archivio di Stato di Vienna. In questo gruppo spicca il più antico e al contempo unico urbario generale e liber iurium conservatosi, risalente alla seconda metà del XV secolo. Si tratta dell’urbario della Chiesa parrocchiale di Bolzano, redatto dal notaio comunale, prevosto ecclesiastico e borgomastro Christof Hasler il Giovane negli anni che vanno dal 1453 al 1460. Accanto ad una compilazione sistematica degli elenchi delle proprietà e delle entrate, esso contiene anche i principi normativi e statutari che guidavano la gestione amministrativa svolta dai prevosti ecclesiastici. Il manoscritto fu inserito già nel XIX secolo nei fondi storici della Biblioteca nazionale e universitaria di Strasburgo, ma proviene senza alcun dubbio dall’antico archivio dei prevosti ecclesiastici di Bolzano.
 
 
Bibliografia: E. von Ottenthal - O. Redlich, Archiv-Berichte aus Tirol, IV, Vienna 1912, pp. 410-432; H. Obermair, Das Bozner Stadtbuch. Handschrift 140 – das Amts- und Privilegienbuch der Stadt Bozen, in: Bozen von den Grafen von Tirol bis zu den Habsburgern / Bolzano fra il Tirolo e gli Asburgo. Beiträge der internationalen Studientagung, Bolzano 1999, pp. 399-432. – H. Obermair, Bozen Süd – Bolzano Nord. Schriftlichkeit und urkundliche Überlieferung der Stadt Bozen bis 1500, II. Regesten der kommunalen Bestände 1210-1500, Bolzano 2005-2008 (con bibliografia esaustiva).

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