- ASSEMBLEA ORDINARIA dei soci Anai

Roma, 8 marzo 2008

in n. 1-2/2008
Il giorno 8 marzo 2008, a Roma, presso la Fondazione "Lelio e Lisli Basso-ISSOCO”, si è svolta l’Assemblea nazionale ordinaria dei soci.
La presidente Isabella Orefice introduce dichiarando che le attività svolte nel 2007 sia a livello nazionale che regionale sono state molte e tutte hanno riscosso successo e avuto buona partecipazione, anche se si registra una presenza più numerosa nelle iniziative scientifiche e seminariali che nelle assemblee.
Il 2007 è stato l’anno del XXVIII Congresso Nazionale, che si è tenuto a Torino in coincidenza con il Seminario Internazionale "Sport invernali e montagna. Una memoria a rischio”, che ha registrato un’ottima affluenza di pubblico e una notevole presenza di relatori italiani e stranieri.
Sempre nel 2007 si è tenuta a novembre a Milano la seconda edizione di Archiexpo’, che comprendeva il Convegno dedicato agli Archivi d’impresa con annessa una rassegna cinematografica sul cinema d’impresa, l’esposizione di prodotti per archivi e una serie di seminari collaterali. Anche in questo caso, come l’anno precedente,  l’affluenza e il gradimento del pubblico durante i giorni della manifestazione è stata molto buona; tuttavia, poiché il pubblico è stato sostanzialmente costituito da giovani e studiosi, più che da potenziali acquirenti dei prodotti esposti, ma non c’è stato un riscontro molto favorevole per quanto riguarda le aziende espositrici. Per tale ragione in futuro occorrerà rivedere la formula  di Archiexpo’ e si è ipotizzato di realizzare nel 2009, sempre a Milano,  un’unica iniziativa intersettoriale insieme ai rappresentanti dei Musei e delle Biblioteche.
Per il triennio 2008-2010 l’ANAI ha in programma un grande Progetto sugli “Archivi della Moda del ‘900”,  da realizzare in fasi successive: ricognizioni e censimenti di quanto già esiste a livello di patrimonio archivistico non solo cartaceo, con raccolta finale dei dati in un data base nazionale e una serie di interviste, sonore e video, a soggetti creatori e produttori del mondo della moda; una serie di seminari e convegni nelle città capitali della moda (Roma, Milano, Firenze) e in alcune realtà regionali specifiche, quali ad esempio l’industria laniera in Piemonte e Veneto, la moda dei costumi e dello spettacolo, l’arte del corallo e dei monili in Campania, ecc.; infine un Convegno internazionale sugli stilisti e i creatori di moda e la creazione di un sito e network in cui pubblicare i risultati del lavoro.
Per quanto riguarda la formazione, nel 2007 l’ANAI ha organizzato tre seminari di formazione e aggiornamento sul copyright negli audiovisivi, sul riordino di archivi e sugli archivi delle fonti orali e per il 2008 sono in previsione corsi ancora rivolti ai riordinatori di archivi, seminari sul protocollo elettronico e sugli archivi delle ASL.
Il numero dei soci è in continuo aumento, ma diminuiscono gli archivisti di Stato, per cui l’ANAI si ripropone di organizzare iniziative che li possano coinvolgere in modo diretto.
 
Interviene poi il vicepresidente Ferruccio Ferruzzi, che illustra il bilancio consuntivo dell’anno 2006, dopodiché la presidente del Collegio dei Sindaci Maria Emanuela Marinelli legge  il verbale della riunione del Collegio sindacale che si è tenuta presso lo studio del Commercialista il giorno precedente e comunica il parere favorevole dei sindaci all’approvazione del bilancio. Il bilancio, è approvato all’unanimità dall’Assemblea.
Ferruzzi passa poi ad illustrare il bilancio di previsione per il 2008 e anche questo bilancio viene approvato all’unanimità.
 
Per quanto riguarda l’attività svolta in campo politico-legislativo, Ferruzzi riferisce come l’Associazione ha operato per quanto riguarda il settore degli archivi e le questioni più generali sulle Commissioni Parlamentari che dovevano esprimere un parere sulla riforma del Ministero per i Beni e le Attività culturali predisposta  dal ministro Rutelli. L’ANAI ha sottolineato l’importanza dell’autonomia degli archivi e manifestato l’esigenza di un coordinamento nazionale autonomo della rete degli istituti archivistici , ma ha ottenuto soltanto il riconoscimento del principio astratto dell’autonomia ‘scientifica’ degli istituti archivistici, che sono divenuti ‘articolazioni’ interne subordinate delle direzioni regionali dei beni culturali, nelle quali dominano esclusivamente i settori delle ex-Arti. Pertanto, con la nuova riforma, dalla Direzione generale per gli Archivi dipenderanno solo l’Archivio Centrale dello Stato, l’Istituto centrale per gli archivi e gli istituti periferici di Sicilia e Trentino-Alto Adige (in cui non vi sono direzioni regionali), mentre tutti gli altri istituti archivistici finiranno sotto il controllo di locali direzioni generali tra i cui direttori, però, non figura nessun archivista.  Le conseguenze di questo smembramento dell’amministrazione archivistica nazionale che conosciamo da più di un secolo e della sua subordinazione alle ex-Arti ancora non si sono dispiegate interamente, e minacciano di esser molto gravi per il settore.
L’unico punto positivo della recente tornata di riforme è che nelle recentissime modifiche al Codice dei beni culturali (d. lgs. 42/2004) è stato soppresso il comma dell’art. 42, surrettiziamente introdotto nell’estate del 2005, che istituiva l’Archivio storico separato della Presidenza del Consiglio dei Ministri, contro cui l’ANAI si è a lungo battuta con una conferenza stampa e diversi appelli e sollecitazioni, ultima delle quali nelle proposte per il settore archivistico presentate alla Commissione Settis che ha preparato le modifiche al Codice, delle quali però è stata l’unica accolta. Infine le 500 nuove assunzioni nei Beni Culturali promesse dal ministro Rutelli nel convegno di giugno: nel disegno della Finanziaria 2008  quelle per funzionari erano ridotte a 100 e gli archivisti ( e i bibliotecari) erano stati completamente omessi. Solo dopo una formale protesta dell’ANAI alle autorità politiche e diverse sollecitazioni alle segreterie, si è ottenuto che nel testo finale della legge finanziaria 2008 il governo reintroducesse la categoria degli archivisti, pur se il numero presumibile dei posti che verranno ad essi riservati si prevede sempre relativamente scarso (addirittura non superiore alla decina)
 Il bilancio negativo generale di questa recente stagione di riforme e la progressione dell’emarginazione e  tendenziale smantellamento del settore archivistico fanno concludere che esso deve fuoriuscire dal Ministero per i beni culturali, se vuole sopravvivere.  E’ quindi ormai vitalmente necessario rivendicare l’autonomia del settore archivistico e chiederne una diversa collocazione generale fuori dal Ministero che lo sta smantellando, che gli consenta di svolgere anche il suo ruolo di tutela degli archivi in formazione delle pubbliche amministrazioni, specie informatici, che è del tutto precluso nell’attuale collocazione. L’idea è quella di avviare nella nuova legislatura una campagna in merito e di presentare in tal senso un disegno di legge che chieda provvedimenti concreti.
Si apre la discussione su tali problematiche, dalla quale emerge che la preoccupazione per la sorte degli archivi è diffusa. Prevalgono le proposte di costituire  un’autorità indipendente o agenzia governativa dipendente dalla presidenza del Consiglio, e in subordine di ricollocare il settore nel Ministero dell’Interno. Alcuni soci ribadiscono d’altra parte che, nonostante la crisi in cui versano gli archivi nel Ministero per i beni culturali, è  importante non perdere il concetto di “bene culturale integrato” e rafforzare i rapporti del settore con le biblioteche ed i musei.
Da più parti si sottolinea come il compito degli archivisti si sia negli ultimi anni modificato ed ampliato a seguito della “rivoluzione elettronica”: dato che tutti gli organismi producono questo tipo di documentazione e devono poterla governare risolvendo i problemi di privacy e sicurezza, il compito degli archivisti è fondamentale per la gestione a lungo termine di questa documentazione.
Si discute anche il fatto che si parla di creare “poli archivistici locali” che accorpino la gestione e conservazione di archivi diversi, e la cosa suscita pareri discordi.
Infine si ricorda come nel passato esisteva un’Associazione di “Amici degli archivi” che riuniva al suo interno anche deputati e senatori, attraverso la quale era più facile esprimere le esigenze del settore, e si lancia l’ipotesi di rifondarla.
Orefice chiude momentaneamente il dibattito sull’argomento ripromettendosi di indire un’assemblea o manifestazione nazionale per discutere e segnalare le problematiche emerse e passa
poi la parola a Vivoli che introduce l’argomento delle nuove proposte di modifica allo statuto dell’ANAI.
 
Vivoli presenta le proposte di modifica riguardanti alcuni articoli dello statuto: una delle modifiche fondamentali riguarda l’estensione delle categorie dei soci ordinari ad una fascia più ampia di persone ed enti, trasformando in ordinari soci professionisti ancora ‘straordinari’ e introducendo anche la nuova categoria di soci juniores, rivolta agli studenti ed a coloro che non svolgono ancora una vera e propria attività professionale, che pagheranno una quota d’iscrizione inferiore e saranno agevolati dall’Associazione anche attraverso riduzioni delle quote d’iscrizione ai seminari di formazione dell’ANAI e organizzazione di specifiche attività di tirocinio. Di conseguenza le riserve per la composizione del Consiglio direttivo saranno analogamente modificate, diminuendo in particolare quella per gli archivisti di Stato.
Altre modifiche fondamentali sono proposte allo scopo di rendere l’Associazione conforme alle caratteristiche richieste dai disegni di riforma del settore professionale alle Associazioni Professionali per essere riconosciute. Da qui l’inserimento del nuovo articolo riguardante l’attività di certificazione da parte dell’ANAI per i soci che ne faranno richiesta e l’adozione del nuovo codice deontologico, tutti requisiti che di norma sono anche richiesti dagli Enti locali per instaurare rapporti di collaborazione ed erogare contributi per l’attività.
Infine si è cercato di dare più libertà all’Associazione, riducendo il quorum di presenze necessario per la validità delle Assemblee. Il presidente sottolinea come l’approvazione di tali modifiche sia fondamentale per migliorare l’attività dell’Associazione e dunque l’importanza che tutti, e in particolare i presidenti delle sezioni regionali, si impegnino al massimo per diffondere a livello capillare le nuove proposte statutarie, cosicché possano essere votate dalla maggioranza dei soci nel referendum.
Si apre un lungo dibattito in cui vengono affrontate numerose questioni relative ai vari articoli dello statuto e fornite indicazioni in merito al Direttivo nazionale per la stesura finale delle modifiche..
 
Al termine del dibattito Damiani introduce l’argomento della certificazione, ricordando che il modello di certificazione proposto dall’ANAI, frutto anche della pluriennale attività del Gruppo di Lavoro apposito nato nel 2001, è stato ampiamente illustrato nelle pubblicazioni dell’Associazione, compreso il Notiziario elettronico (http://www.ilmondodegliarchivi.org/detail/articleid/420/parentchannel/84/title/Gruppo_di_lavoro_ANAI_sulla_certificazione_degli_archivisti.html ). Non appena saranno approvati le modifiche allo statuto e il nuovo codice deontologico, verranno avviate le pratiche per ottenere la certificazione dell’Associazione stessa, che consentirà all’ANAI di certificare gli archivisti con maggiore autorevolezza e affidabilità.
Segue una discussione sul tema della certificazione, al termine della quale i lavori dell’Assemblea vengono chiusi.

Fondazione Ansaldo