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L'AS Salerno salvato dal declassamento
![]() In una sua prima formulazione, il disegno di riordino delle strutture periferiche del Ministero per i beni e le attività culturali in Campania aveva previsto, come sedi dirigenziali di Archivi, solo gli Istituti di Napoli e Caserta. Tale ipotesi aveva determinato un grande sconcerto in tutti noi perché declassava l'Archivio di Stato di Salerno, sede dirigenziale da oltre trent'anni, mortificando in tal modo quanti stavano e stanno cercando di dare il meglio di sé per il prestigio dell'Amministrazione archivistica e per la crescita culturale della città e della provincia.
Sebbene questa ipotesi, nella formulazione finale del provvedimento, sia poi del tutto decaduta, riteniamo doveroso riassumere in poche righe l’importante ruolo istituzionale svolto nel contesto sia campano che nazionale dall’Archivio di Stato di Salerno.
Questo Istituto archivistico è uno dei più antichi d' Italia ed è il secondo in Campania - dopo l'Archivio di Stato di Napoli - sotto il profilo della consistenza documentaria, in quanto conserva oltre 15.000 metri lineari di documentazione cartacea e 1068 pergamene a partire dal X secolo. Si tratta di scritture prestigiose, come quelle dell'archivio dell'Almo Collegio Medico Salernitano, e quelle - cartaceee e membranacee - delle corporazioni religiose, più un cospicuo fondo notarile del XIV secolo, che arriva sino alle soglie del XX. Vanno poi citate una ricca biblioteca di circa 20.000 volumi e una raccolta numismatica di oltre 10.000 monete.
La Sala di Studio dell'Archivio registra una elevata presenza giornaliera di utenti; per non parlare delle numerose ricerche per corrispondenza. L'Archivio è altresì promotore di qualificate iniziative culturali, quali mostre, convegni ed incontri di studio, che coinvolgono studiosi di fama nazionale, nelle quali l'Istituto sovente è affiancato dalla locale Università degli Studi, con la quale mantiene costanti rapporti di collaborazione.
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