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L’archivio di Francesco Rosi

Maria Procino

in nn. 2-3/2007
Il regista Francesco Rosi (Napoli, 1922) è uno di quegli artisti che conoscono perfettamente il valore della memoria e dunque l’importanza della conservazione dei documenti.

Come ha ricordato in suo recente intervento all’European Film Academy:“Il cinema ormai è storia, è la nostra memoria, sia il cinema della realtà che quello di invenzione: costituisce un patrimonio di incommensurabile valore che va protetto e preservato.

Molto è stato fatto — e non basta mai — per fare accettare la necessità della protezione e della preservazione di un film al pari di quella di un’opera d’arte: si è riusciti alla fine, non senza fatica, a far riconoscere che il negativo di un film è materiale precario, il cui rischio è quello di scomparire per sempre senza lasciare traccia”.
Le sue carte, le foto, i diari parlano di progetti realizzati e non, per i quali si è documentato in maniera quasi certosina raccogliendo giornali, facendo sopralluoghi, leggendo e discutendo. Film dopo film ha raccontato un’Italia sfasata, ammalata che pure cercava di tenersi strette alcune certezze e speranze.
L’archivio di Rosi, acquisito dal Museo nazionale del cinema di Torino, la prestigiosa struttura diretta da Alberto Barbera che ha sede nella Mole Antonelliana, è in fase di riordinamento. Il lavoro è svolto da Maria Procino con la supervisione del regista stesso, la collaborazione del giornalista Lorenzo Codelli e sotto la direzione scientifica di Carla Ceresa e Donata Pesenti Compagnoni dell’istituto torinese.
Il complesso documentario è assai consistente e ricco, frutto dell’attività creativa di uno dei registi più importanti e rappresentativi del cinema italiano e internazionale e ne rispecchia anche il rigore morale ed estetico. La cura scrupolosa con cui Rosi ha conservato il materiale, il meticoloso lavoro di classificazione e l’ampio spettro di contenuti culturali presenti nelle carte, illustrano la passione per il cinema e il grande impegno con il quale, nei suoi film, ha affrontato ogni tema, ogni problema, dalla corruzione politica alla speculazione edilizia, dalla mafia alla guerra, sottolineando lo smarrimento dell’individuo, la sua impotenza davanti agli avvenimenti.
La documentazione, sistemata secondo l’ordine originario, segue la genesi e la realizzazione di ogni opera e il percorso dell’attività del regista. Il materiale è stato raggruppato per ora, in alcune serie principali: Francesco Rosi, 1947-2003; Film, 1958-1997; Progetti Film, 1950-2000; Teatro, 1960-2007. All’interno di ogni serie si trova materiale di diversa tipologia: carteggi, diari e appunti di preparazione; scalette; adattamenti originali e revisioni; soggetti, sceneggiature di lavorazione, sceneggiature italiane e in altre lingue; materiale a stampa (interviste, articoli sul regista e sul suo cinema, su retrospettive realizzate in Italia o all’estero, articoli, spesso corredati da interessanti e minuziose note manoscritte, raccolti dallo stesso Rosi); fotografie (foto di località, di interni e esterni, volti, foto di strade e paesi italiani e non, foto del set e dei film). A completamento di questa documentazione è da segnalare la presenza di manifesti e locandine; materiale bibliografico (libri ricchi di annotazioni manoscritte, traduzioni, ecc.); materiale audiovisivo (interviste, filmati, ecc.).

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