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Archivio di Stato di Chieti, Ottocento e Novecento a Casacanditella e Semivicoli, Villamagna, Tinari, 2006
![]() Il volume che ha privilegiato la pubblicazione di documenti rinvenuti in archivi pubblici e privati, ripercorre le vicende di due dei tanti piccoli centri italiani che nel 1814 furono riuniti a formare un solo comune, raccontandone la storia agli abitanti di oggi. A fare loro da guida in questo percorso di lettura di antiche carte i tre saggi introduttivi curati rispettivamente da chi scrive, e da Pasquale Tunzi e Marcello Di Giovanni, entrambi docenti dell’Università “G. D’Annunzio” di Chieti. Nel primo dei tre saggi ( Casacanditella e Semilvicoli – Primi documenti per un percorso comune ) si delinea la storia dell’ente “comune”dal 1806 al 1948, con particolare attenzione alle trasformazioni istituzionali seguite alle riforme napoleoniche. Queste avviate nel 1806 e sostanzialmente riconfermate nel 1816 dai Borboni, abolendo i parlamenti e ogni forma di elezione assoggettarono alla legge comune del Regno le “università meridionali sancendo la fine di ogni autonomia locale. Significativa è la riunione di Semivicoli a Casacanditella osteggiata dagli abitanti ma imposta con decisione dall’alto. Solo dopo l’unità nazionale con un lento processo di democratizzazione si ripristinò un sistema elettorale che raggiunse nel secondo dopoguerra il suffragio universale.
Partendo da documenti cassinesi del IX secolo, nei quali si trovano citati sia Casacanditella che Semivicoli, il professore Marcello De Giovanni ( Toponimia dei catasti onciari di Casacanditella e Semivicoli ) si diffonde sul repertorio toponomastico dei due centri, tratto dai rispettivi catasti onciari della seconda metà del Settecento.e riconducibile ad un ambiente collinare ad alla collegate attività antropiche.
Nell’ultimo saggio (Leggere il presente per riconoscere il passato – I nuclei urbani di Casacanditella e Semivicoli ) Pasquale Tunzi, docente di disegno, ripercorre attraverso documenti scritti e cartografici, verificati con puntigliosa frequentazione degli attuali abitati, le trasformazioni urbanistiche che in due secoli, pur con le inevitabili concessioni alla modernizzazione, hanno costantemente salvaguardato sia in ambito pubblico che in quello privato una rara tradizione di decoro e armonia.
Accanto allo scarso materiale cartografico determinanti per la ricerca si sono rivelati i fondi catastali (onciari, terreni e urbani ) attraverso i quali si sono individuate tipologie abitative, edifici pubblici, luoghi di culto, e si è estesa l’indagine all’intero territorio comunale un tempo ricoperto da una rigogliosa selva di cerri e querce.
Miria Ciarma |
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