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Formazione archivistica e prassi operativa in archivio: alcune consi-derazioni
![]() La società cui appartengo ha realizzato uno strumento software per il riordino e la descrizione archivistica fra i più diffusi in Italia, uno strumento a carattere generale, ossia in grado di supportare il lavoro archivistico tout court, indipendentemente sia dalla tipologia di archivio che dalla tipologia di intervento per cui viene impiegato. Da ciò consegue che abitualmente, e da diversi anni, mi dedico ad un’attività formativa che, benché limitata all’utilizzo dello strumento, ha come destinatari, ma vorrei piuttosto dire come interlocutori, archivisti di ogni parte d’Italia, con alle spalle percorsi formativi molto diversificati e dotati di vari gradi di esperienza lavorativa.
L’introduzione all’uso del software implica che il discorso formativo si sviluppi intorno non alla teoria archivistica ed ai criteri generali sui quali si fonda l’effettuazione di un intervento archivistico (argomenti che si presuppone facciano già parte del bagaglio culturale dei discenti), bensì alla prassi operativa del lavoro archivistico, che il software è destinato a supportare con le proprie funzionalità.
L’attività formativa che conduco pertanto si traduce in un osservatorio privilegiato proprio per quanto riguarda la preparazione degli archivisti dal punto di vista tecnico-pratico.
E’ facile osservare come gli archivisti freschi di studi e ancora privi di esperienza sul campo spesso non conoscano la prassi del lavoro archivistico: segno evidente che gli attuali percorsi formativi, almeno nella gran parte, non sembrano prevedere un tipo di apprendimento tecnico-operativo, oltre ad uno teorico. Gli archivisti che invece da anni praticano con successo la loro professione incontrano comunque difficoltà ad esplicitare le pratiche da essi stessi seguite ed affinate nel corso degli anni, e a confrontarsi intorno ad esse: segno evidente che di tali pratiche manca una formalizzazione consolidata e perciò condivisibile.
Sembra di poter riscontrare pertanto, in ambito archivistico, la mancata elaborazione di una “teoria della pratica” (se così si può dire), aggiornata e diffusa, che si traduce di fatto in un vuoto formativo degli archivisti ed ha conseguenze negative non irrilevanti, che proverò in breve ad individuare.
Le conseguenze più gravi sono evidentemente per coloro che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro, e che solo con l’esperienza diretta, e spesso pagando in prima persona il prezzo di interventi archivistici operativamente male impostati, possono colmare tale vuoto.
Ma anche chi ha ormai consolidato una propria metodologia in maniera empirica e limitatamente ad un determinato ambito può trovarsi in difficoltà quando si tratti di declinarla efficacemente in contesti differenziati.
Di fronte all’utilizzo di uno strumento software, qualunque esso sia, l’archivista inesperto tenderà a prendere per buona, e pertanto ad assimilare in maniera acritica, la prassi operativa che lo strumento propone (se ne propone una), l’archivista navigato avrà maggiori difficoltà, da un lato non sapendo se e come sia possibile utilizzare lo strumento nei modi per lui consueti, dall’altro non assuefacendosi, eventualmente, ad apprendere una prassi diversa da quella abituale.
E’ proprio nella assenza di una “teoria della pratica” archivistica, che credo di poter ravvisare la radice (una delle radici) della difficoltà, a volte della impossibilità, di molti fra gli archivisti più esperti di servirsi non tanto di questo o quel software, quanto dello strumento informatico tout court.
E non è un caso che proprio in relazione alla diffusione dei principali software siano stati condotti i rari tentativi di colmare tale vuoto, elaborando e diffondendo manuali tecnico-operativi[1].
Concludo ricordando che è proprio intorno alla prassi operativa propria di una professionalità che si costruisce e si rafforza l’identità propria di quella stessa professionalità, non a caso ancora così debole quando si parla di archivisti.
* Hyperborea s.c. – Pisa
[1] Mi piace soprattutto ricordare la “Guida operativa per l’ordinamento e l’inventariazione degli archivi storici di enti locali”, nata ad opera di un gruppo di archivisti ed informatici nell’ambito del Progetto Sesamo della Regione Lombardia, 1992. |
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