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La collaborazione tra la Regione Piemonte e l’università di Torino per il Corso di Laurea in beni culturali archivistici e librari
![]() La Regione Piemonte è attiva fin dalla fine degli anni ottanta nella valorizzazione degli archivi, con la pianificazione e il finanziamento, in accordo con la Soprintendenza archivistica per il Piemonte, di interventi sia di schedatura, riordino e inventariazione, sia di recupero edilizio e allestimento, sia di restauro di documenti. A queste attività si sono aggiunti negli ultimi anni piani di scansione digitale di fonti. Da allora sono stati spesi, nelle sole attività di riordinamento, 3 milioni e mezzo di euro, il che significa aver attivato un mercato almeno di valore doppio, in quanto quelli della Regione sono contributi che si vanno a sommare alle risorse proprie degli Enti conservatori.
Sono stati riordinati più di 1200 fondi archivistici, tra cui, ad esempio, 640 archivi comunali e relativi fondi aggregati.
Da questo impegno organizzativo e finanziario, sfociato oggi in una banca dati consultabile in internet all’indirizzo: http://www.regione.piemonte.it/guaw/MenuAction.do, è scaturita una disponibilità di lavoro per archivisti diplomati presso la Scuola dell’Archivio di stato, disponibili a fornire prestazioni libero professionali presso i comuni, gli enti religiosi, le istituzioni culturali del territorio; gli archivisti che svolgono questa attività, in Piemonte, sono un cinquantina, la maggior parte a tempo pieno. Importante sottolineare, a questo proposito, che i progetti presentati dai proprietari degli archivi vengono presi in considerazione per il contributo regionale solo se gli operatori coinvolti sono in possesso del diploma di archivistica, paleografia e diplomatica.
Nel corso degli anni e anche a seguito della riforma universitaria e della diffusione di insegnamenti di archivistica presso le facoltà delle università piemontesi si sono però evidenziate nuove necessità:
- da un lato la sempre maggiore frequenza di interventi su fondi di molteplice tipologia, spesso provenienti dallo stesso soggetto produttore, ma che richiedono l’utilizzo di professionalità non solo archivistiche ma anche bibliotecarie e storico artistiche;
- d’altro lato l’interesse degli operatori a integrare l’acquisizione della professionalità archivistica e di quella bibliografica nell’ambito di percorsi universitari.
Si è allora accolta con interesse, a partire dall’anno accademico 2004/05, la proposta della Facoltà di lettere dell’Università di Torino, di collaborare all’impostazione metodologica di un Corso di Laurea in beni culturali archivistici e bibliografici, anche nell’ottica dell’acquisizione da parte del Corso dell’accreditamento da parte della Regione Piemonte, in base alla Direttiva per il rafforzamento delle lauree triennali in senso professionalizzante; ciò ha consentito di ampliare notevolmente l’offerta didattica soprattutto con l’inserimento di insegnamenti più direttamente finalizzati alla preparazione professionale.
A partire dall’Anno Accademico 2004-2005 il Corso di Laurea è quindi strutturato in modo più aderente e funzionale alle esigenze e alla domanda del mercato del lavoro.
Si è partiti dalla constatazione, rafforzata dalla nostra esperienza sul campo, che la figura dell’archivista è in forte espansione, anche grazie ai processi di informatizzazione degli archivi nell’ambito dei beni culturali e degli enti pubblici e in quello delle aziende e degli enti privati, sia per l’organizzazione dell’archivio, sia per la successiva gestione. Analogamente è molto aumentata negli ultimi anni la richiesta di bibliotecari con competenze per il materiale librario da ordinare, per la funzione di informazione e orientamento del lettore, per l’accesso a banche dati internazionali, presso biblioteche statali, comunali, di quartiere, presso i sistemi bibliotecari, regionali, gli istituti di cultura pubblici e privati, le aziende, i centri di ricerca.
Obiettivi formativi del Corso di LaureaLa Laurea in beni Culturali, Archivistici e Librari deriva dalla consolidata esperienza delle strutture di ricerca delle Facoltà nel settore dei beni culturali, dall’esperienza formativa di archivisti e bibliotecari, iniziata sin dal 1998/99 con il Diploma Universitario di operatore dei beni culturali, e dalla necessità di dare risposta alla crescente domanda a livello regionale e nazionale di nuovi operatori e di ulteriore qualificazione di operatori già attivi nell’ambito della tutela, conservazione e valorizzazione dei beni culturali conservati in archivi e biblioteche, sia statali e di enti locali, sia private (imprese industriali, associazioni, onlus e fondazioni, sindacati e partiti, archivi audiovisivi, reti e banche dati). Per rispondere a questo fabbisogno il Corso di Laurea si propone di formare un laureato dotato di una solida base umanistica e storico - documentaria sulla quale innestare una robusta caratterizzazione in senso professionalizzante. L’obiettivo formativo è una figura di operatore che può essere autonomo, inserito in un sistema cooperativo oppure dipendente di biblioteche e archivi pubblici e privati. È una figura con competenze specifiche relative alla gestione del patrimonio, alla catalogazione, alla repertoriazione, alla costituzione di reti e banche dati, alla gestione informatizzata e digitale, alle tecniche del restauro pubblico. L’iter si conclude con una significativa esperienza di tirocinio pratico, onde permettere agli studenti di sperimentare in realtà esterne, pubbliche e private, le competenze acquisite durante il corso.
L’archivistaL’archivista legge e interpreta i documenti, li attribuisce a una fonte, li riordina sistematicamente, li indicizza e li cataloga, determina le eventuali necessità di restauro, individua le modalità più opportune di rapporto con l’utente.
Fra le competenze necessarie al moderno archivista spazio via via maggiore occupano quelle connesse ai processi di informatizzazione degli archivi. Si tratta di una necessità sempre più sentita, grazie alla quale sta emergendo all’attenzione di numerose aziende ed enti pubblici e privati l’attività archivistica, finalizzata in primo luogo all’organizzazione informatizzata dell’archivio e, successivamente, alla sua gestione.
In tale prospettiva la professione dell’archivista va dunque oggi diffondendosi anche oltre l’ambito dei beni culturali e degli enti pubblici. Accanto all’archivio classico, si hanno nuove realtà: gli archivi dei sindacati e dei vari partiti custoditi presso istituti culturali, alcune grandi aziende industriali (Fiat, Alfa Romeo) che documentano la propria storia, altre aziende medie o piccole che si consorziano per una gestione in comune della propria memoria storica. Vi sono però anche situazioni più lontane ma apparentabili, come gli archivi audiovisivi della RAI TV, o archivi di immagini o di testi delle grandi case editrici specializzate in opere d’arte o enciclopediche, altre ancora sul confine fra umanistico e tecnico come gli archivi di massimari della Corte costituzionale, altre infine appartenenti alla memoria organizzativa vera e propria come gli archivi anagrafici comunali e più in generale i depositi, spesso da ordinare, della documentazione degli enti locali. Complessivamente il settore è in forte espansione, sia per la citata diffusione della percezione della memoria come problema organizzativo e d’identità storica di numerosi enti e aziende, sia per la combinazione di decisioni politiche e processi sociali che producono concentrazioni di materiale da archiviare e ordinare in sempre maggiori quantità e non più soltanto su supporto cartaceo.
Il bibliotecarioIl bibliotecario gestisce la memoria scientifica della nostra società affidata da secoli a libri e a riviste.
Le sue mansioni consistono nella schedatura degli estremi bibliografici che identificano l’oggetto libro o rivista, nella sua classificazione secondo il soggetto trattato, nella catalogazione e collocazione tra gli altri libri della biblioteca. Come per l’archivista anche per il bibliotecario alle competenze tradizionali si vanno affiancando quelle legate all’informatizzazione delle biblioteche.
La professione di bibliotecario è diffusa in molte organizzazioni: gli enti locali di molte regioni e comuni, tra cui il Piemonte, hanno costituito biblioteche civiche comunali e sistemi bibliotecari regionali per la pubblica lettura e il prestito; a loro volta le università e gli istituti di cultura privati sono sede di biblioteche aperte a studiosi; infine aziende e centri di ricerca dispongono spesso di biblioteche private ad uso interno. Il bibliotecario gestisce le biblioteche più piccole e negli enti locali assume spesso compiti di animazione culturale, promuovendo incontri, manifestazioni, spettacoli a livello di quartiere o di comune. |
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