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Il gioco della palla e il tennis in Francia da Margot la Hennuyère a Yannick Noah (secc. XV-XX).

Françoise Bosman *

in nn. 2-3/2006
Il gioco della palla e il tennis in Francia da Margot la Hennuyère a Yannick Noah (secc. XV-XX). Colloquio organizzato dalla Fédération française de tennis, il Centre d’histoire de la Fondation nationale des Sciences politiques con il patrocinio delle Archives nationales (Centre des Archives du Monde du Travail), Parigi, 22–23 maggio 2006
 
 
Due giorni di colloquio, che hanno riunito storici e ricercatori, archivisti e conservatori di musei oltre che giocatori di tennis di diverse generazioni (in particolare Françoise Durr, ultima francese ad aver vinto il torneo Roland-Garros nel 1968 e Pierre Darmont per i più anziani, Sarah Pitkowski et Anne-Gaëlle Sidot per le giocatrici più giovani), hanno reso possibile un ricchissimo scambio sulle origini dei giochi di racchetta e del tennis in Francia e la loro evoluzione attraverso sei secoli.
La pallacorda, giocata dai re e dai ricchi nelle apposite arene tra il XV e il XVIII secolo è stata studiata in collegamento con l’addestramento alle armi, con i luoghi di ritrovo insieme al gioco delle carte e alle puntate in denaro, con le espressioni proverbiali nel tempo: «s’escrimer à la raquette», «bon pied, bon œil», «faire faux bond», «amuser la galerie», «qui va à la chasse perd sa place», «se renvoyer la balle», «rester sur le carreau», «y laisser sa chemise», «tomber à pic», «à coup sûr». La pallacorda, abbandonata dalla nobiltà e dalla monarchia a motivo degli abiti troppo trasandati e dei comportamenti troppo disinvolti, che non erano più in sintonia con il rigore, l’etichetta e il contegno del Secolo dei Lumi, ha tuttavia lasciato tracce indelebili nella liberazione del corpo, spinto a muoversi in tutte le direzioni, e anche nel linguaggio.
Agli esordi del XX secolo, il tennis si situa nel crescente ampliarsi della sfera degli interessi individuali: nuovi ambienti di mare e di spiaggia, seconde case nei residence e nelle ville, attrazione della Costa Azzurra, vita sociale e di piacere nei club, emergere del gusto della competizione. Sulla base delle regole poste dal maggiore britannico Wingfield si delineano i principi del gioco e la sua impostazione. Le grandi stazioni balneari da Dunkerque a Biarritz e della Costa Azzurra allestiscono impianti sportivi legati al ruolo economico dei casinó, delle amministrazioni cittadine e delle personalità di rilievo. Contemporaneamente si sviluppano i metodi di apprendimento, come quello diffuso da Suzanne Lenglen, oltre che gli strumenti di gioco: René Lacoste inventa la macchina lancia palle. La Federazione nazionale si organizza.
Una sessione del colloquio è stata dedicata alla storia dello stadio Roland-Garros a partire dalle origini, in particolare alla sua architettura e alle sue più recenti trasformazioni. Il Tenniseum di Parigi, nello stesso tempo museo e centro di documentazione, ha offerto ai partecipanti una visita quattro giorni prima dell’apertura del torneo 2006, quando, al momento della competizione, si trasforma nel luogo più frequentato d’Europa.
Alcune relazioni hanno sottolineato l’attività svolta, nel periodo fra le due guerre, da club quali lo Stade français che riuniva tutti gli sport (impianti: Tuileries, Champ-de-Mars, Courbevoie, Colombes, La Faisanderie dans le parc de Saint-Cloud, La Croix Catelan) e il Circolo atletico della banca Société générale (stadio Jean Bouin), o il ruolo centrale ricoperto dai «Moschettieri» del tennis, divenuti dei veri e propri ambasciatori della Francia nel mondo. I rapporti tra sport e politica sono stati affrontati a partire dalle vicende di Jean Borotra durante la seconda guerra mondiale. Insieme a vecchi campioni e giocatori professionisti presenti al colloquio, sono state delineate figure vecchie e nuove del tennis: ad esempio Suzanne Lenglen, Simone Mathieu (che raggiunse Londra e si arruolò durante la seconda guerra mondiale), Amélie Mauresmo.
Georges Vigarello (docente all’Università Paris V, direttore di ricerca all’Ecole pratique des Hautes Etudes en sciences sociales) ha spiegato che il gioco della palla è all’inizio un’attività igienica e socialmente gerarchizzata a seconda della classe di appartenenza, della ricchezza, del sesso. Pochissime fonti sono disponibili sul gioco della palla nelle classi popolari: si giocava sui muri delle chiese. Oggi il tennis è uno sport completo che va nella direzione di un certo elitarismo e dell’inevitabile spettacolarità. Il prestigio dei giocatori è crescente. Il corpo femminile diviene atletico e scattante, l’eleganza guadagna dal movimento.
Paul Dietschy et Patrick Clastres, organizzatori del colloquio, hanno sottolineato il grande interesse di questi incontri, che rendono possibile creare una comunità di studio sullo sport, stimolare i lavori di ricerca e scambiare le esperienze, attività questa iniziata lo scorso anno con il colloquio sulle fonti archivistiche dello sport a Parigi e Roubaix. L’incontro del 2006 ha dimostrato che i piaceri della racchetta hanno una antica tradizione e che per lungo tempo si è trattato di un gioco prima che di uno sport. Pratica sportiva della mondanità, il tennis evoca le dinastie, le élites locali, i personaggi di spicco, le industrie dell’effimero. E’ necessario individuare dei percorsi di ricerca: il tennis nelle colonie francesi, in particolare preso i francesi d’Algeria (pieds noirs), il tennis e la diplomazia, il tennis e la politica (non è forse il sintomo di un modo di fare politica diversamente?), il tennis e la sua democratizzazione, che testimonia il crescere delle classi medie in Francia, il tennis e i media.
Gli atti del colloquio del 2005 sono stati pubblicati e sono disponibili da settembre. Nell’ultimo trimestre 2007 al Centre des Archives du Monde du Travail à Roubaix si terrà un colloquio sul tema: «Immagini dello sport: dalle incisioni al pixel».
 
*Conservateur général,
directrice du CAMT (Centre des Archives du Monde du Travail)
Secrétaire de la Section provisoire ICA/SPO

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