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Anna Castellino, "In su celu siat. Voci soliste e coro per fantasmi"
“Addì 24 giugno 1823, Quartu
Personalmente comparsa nanti il Magistrato di giustizia Biaggio Mallus di questo Villaggio, la vedova Mariangela Chessa, mediante giuramento che ha prestato nella solita forma di diritto, tocando colla sua mano la Croce che detto magistrato tiene scolpita sul tavolo giudiziario, espone di aver avuto positiva notizia che il suo zio, Reverendo Girolamo Carboni, Vice Parroco di questo Villaggio, infin dal giorno ventidue del corrente mese è mancato dal Villaggio senzacché sapia dove sia portato, stante che non era solito fare simile assenza; premendo quindi alla Ricorrente di verificare se o no il suddetto suo zio Reverendo Carboni sia rinchiuso dentro della sua casa, morto a maleficio oppure naturalmente, stante che la suddetta casa si trova chiusa, ed il suddetto suo zio Reverendo Carboni vive solo. Chiede che si dia il permesso d’apprire una delle porte di detta casa, per ivi introdursi e visitare e fare quanto la Giustizia richiede.
Che è quanto insta e si sottoscrive, non si soscrive però il suddetto Magistrato per ignorarlo ...”
Così il notaio di Quartu Sant’Elena scriveva nel verbale che dà inizio ad una storia di ordinaria giustizia nella Sardegna del terzo decennio dell’Ottocento.
Una storia che narra di un presunto assassinio. La vittima è forse uno dei personaggi più influenti e ricchi del paese, il viceparroco Girolamo Carboni, noto – oltre che per la sua attività pastorale – per la sua attitudine nel far fruttare il denaro, esercitando la poco caritativa attività di prestatore dello “sterco del diavolo”. Dopo la sparizione del prete iniziano le indagini, seguite da un processo. Davanti al giudice inquirente sfilano, in qualità di testimoni e di indagati, molti abitanti del villaggio. Le loro deposizioni costituiscono le tessere di un mosaico la cui lettura fornisce uno spaccato della vita quotidiana di questo angolo di Sardegna di quasi due secoli fa, mostrando la miseria e della nobiltà dei cuori dei suoi abitanti di fronte ad un avvenimento insolito che ha turbato profondamente gli equilibri sociali ed i rapporti personali.
Questa la trama del racconto scritto da Anna Castellino e pubblicato col titolo In se celu siat. Voci soliste e coro per fantasmi. Un romanzo che solo all’apparenza sembra richiamare il genere noir, per poi rivelarsi, con lo scorrere delle pagine e dei capitoli, un saggio di storia sociale.
Il motivo è forse riconducibile al fatto che l’autrice è un’archivista e che la narrazione è scandita seguendo fedelmente le tappe degli atti processuali conservati nella serie Cause criminali della reale udienza dell’Archivio di Stato di Cagliari.
Dalla prosa burocratica della documentazione processuale nasce la narrazione, senza integrazioni di fantasia. L’autrice fa parlare le carte, calandole nel contesto della Sardegna del primo Ottocento, che dimostra di conoscere come pochi altri. I percorsi umani che emergono dalle sintesi degli atti del processo sono altrettanto disparati quanto le cornici che li inquadrano. L’amministrazione della giustizia appare a tratti come un topos sociologico che ignora la prospettiva storica, a tratti è lo sfondo di una narrazione in cui prevalgono i caratteri dei protagonisti e la fisionomia dell’ambiente quartese.
Un romanzo che narra di passioni, nato dalla passione di un’archivista per il proprio lavoro.
Anna Castellino, In su celu siat. Voci soliste e coro per fantasmi
Cagliari, AM&D, 2005 |
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