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Gli archivi di Licio Gelli donati all’Archivio di Stato di Pistoia

di Isabella Orefice

in n. 1/2006
In occasione della donazione, l’11 febbraio 2006, è stato organizzato un incontro, promosso dallo stesso archivio e dalla Soprintendenza archivistica per la Toscana al quale sono intervenuti Linda Giuva, Aldo Mola, Ferruccio Monterosso e Giorgio Petracchi. Era presente anche il direttore generale per gli archivi, Maurizio Fallace e naturalmente Licio Gelli. Cosa che ha scatenato le proteste di parte della sinistra pistoiese, soprattutto contro la decisione del Sindaco e della Giunta di concedere il patrocinio alla manifestazione. Proteste che non hanno mai messo in discussione l’opportunità di salvaguardare l’archivio, quanto semmai di celebrarne l’acquisizione. E’ certo comunque che la decisione di Licio Gelli di donare i suoi documenti allo Stato ed in particolare all’Archivio di Stato di Pistoia ha suscitato un notevole clamore, che per alcuni giorni ha portato gli archivi, non solo sulle prime pagine di quotidiani e riviste, ma anche nei palinsesti televisivi.
Ne parliamo con Carlo Vivoli, direttore dell’Archivio di Stato di Pistoia che, insieme a Paola Benigni, soprintendente archivistico per la Toscana, ha curato l’operazione. Una prima domanda sorge spontanea, come sei venuto a conoscenza della decisione di Gelli di lasciare le sue carte a Pistoia e soprattutto che reazioni hai avuto?
 
“Probabilmente la prima intenzione di Gelli, quando ha cominciato a pensare di lasciare tutte le sue carte a Pistoia era quella di istituire una fondazione o qualcosa del genere da ospitare nella casa paterna di via Gora e Barbatole, così almeno ha affermato in un’intervista. Dal momento che questa ipotesi non era praticabile, anche perché la casa non era più di sua proprietà, è maturata in lui la convinzione di seguire altre strade, pensando probabilmente alla Biblioteca comunale o ad altri istituti cittadini. Quando la notizia si è diffusa, sia pure non senza dubbi e preoccupazione, ho ritenuto che fosse mio dovere contribuire a trovare una soluzione ed ho fatto presente al direttore della Biblioteca e all’Amministrazione comunale che ci poteva essere da parte degli archivi l’interesse a valutare il valore di questi documenti e che per fare questo era necessario attenersi alle norme vigenti che prevedono l’intervento della Soprintendenza archivistica quando si tratta di depositi o donazioni di documentazione privata negli archivi di stato. E’ così che mi sono messo in contatto con Paola Benigni, segnalandole che c’era l’opportunità di potere prendere l’archivio di Licio Gelli”.
 
Quale è stata la sua reazione?
 
“Credo simile alla mia, insieme ad una certa dose di stupore c’è stata anche la disponibilità a valutare la cosa e soprattutto la volontà di non sottrarsi ad un’opportunità che sembrava essere particolarmente significativa per accrescere il patrimonio documentario a disposizione della collettività”.
 
Quali sono state le mosse successive?
 
“Nell’agosto del 2004 siamo stati una prima volta a villa Wanda ad Arezzo per un primo accertamento dell’interesse storico del materiale e per prendere i necessari accordi per dare avvio alla procedura, che doveva prevedere innanzitutto la valutazione da parte della Soprintendenza del particolare interesse storico dell’archivio, poi una volta appurato il valore dei documenti, si è avuta la messa a punto degli elenchi per poter istruire la pratica della donazione, secondo quella che era la volontà del Gelli”.
Ovviamente rispettate tutte le procedure, quindi dopo la dichiarazione di notevole interesse, il parere del Comitato di settore per i beni archivistici, il decreto del direttore generale, quando si è concretizzato il trasferimento dell’archivio?
 
“Esattamente un anno dopo la prima visita a villa Wanda, nell’estate del 2005. Tutta l’operazione ha richiesto un po’ di tempo e formalmente si sta chiudendo solo in questi giorni, ma già nell’ottobre dell’anno scorso il grosso dell’archivio di Licio Gelli era arrivato a Pistoia”.
 
Fu allora che decideste di fare un comunicato-stampa?
 
“Sì, dal momento che si trattava di un archivio particolare, ritenemmo, in accordo anche con l’Amministrazione comunale, che fosse necessario comunicare agli organi di stampa l’acquisizione dell’archivio e collezione di Licio Gelli”.
 
Quali furono le reazioni?
 
“Ci fu un certo interesse immediato da parte dei giornali e delle agenzie di stampa, ma sostanzialmente la cosa non suscitò particolare scalpore o comunque meno di quello che avevamo previsto”.
 
Come mai pensaste fosse necessario divulgare la notizia attraverso gli organi di stampa?
 
“Considerata la notorietà del personaggio ritenemmo opportuno che fossimo noi a dare la notizia piuttosto che questa venisse diffusa per altre vie, tenuto presente anche che c’era sicuramente da parte del Gelli l’interesse a far trapelare l’avvenuta donazione a Pistoia del suo archivio. Si voleva anche ribadire che tutta l’operazione non doveva essere tenuta nascosta, proprio per il valore dell’acquisizione ed a prescindere da qualsiasi valutazione sulla persona, questo in accordo sia con l’Amministrazione comunale di Pistoia che ovviamente con l’Amministrazione archivistica, che, nelle persone del direttore generale per gli archivi, Maurizio Fallace, e del capo dipartimento per gli archivi e per le biblioteche, Salvatore Italia, aveva sostenuto e appoggiato l’intera operazione”.
 
Dunque un’acquisizione importante per l’Archivio di Stato di Pistoia e per gli archivi italiani, cerchiamo allora di capire meglio la natura di questa documentazione e come essa si presenta.
 
“L’archivio e la collezione Licio Gelli, quesao è la denominazione ufficiale che è stata data dalla Soprintendenza archivistica per la Toscana per sottolineare il carattere composito della donazion,e risultano sostanzialmente strutturati in tre sezioni.
Nella prima, Documenti, si conservano carte, materiale a stampa e altri reperti (come oggetti e foto) relativi alle vicende personali e alle attività svolte da Licio Gelli: da quella più propriamente politica e imprenditoriale (prima sottosezione), a quella letteraria (seconda sottosezione), a quella, infine, di collezionista di documenti (terza sottosezione).
Nella seconda sezione, Oggetti, si conservano doni particolari ricevuti da Gelli, oppure alcuni cimeli che, come le macchine da scrivere, richiamano la sua passione per la scrittura; mentre nella terza, intitolata Libri sono riunite varie pubblicazioni a stampa, antiche o comunque di pregio come le edizione artistiche della Dino di Roma, la Bibbia in edizione speciale, illustrata dalle litografie firmate da Salvator Dalì del 1964, nonché dizionari e collane, in parte dedicate anche all’America Latina.
La sezione più articolata e interessante è senz’altro la prima; qui nelle 33 buste che compongono una delle serie principali della prima sottosezione, detta Biografia, sono sistemati, in ordine cronologico, foto, documenti, tessere, passaporti, lettere, piccoli cimeli come stellette ed alamari, relativi alle vicende personali e all’attività di Licio Gelli e dei suoi più stretti famigliari, dal fratello Raffaello, caduto in Spagna combattendo con le truppe di Franco, alla madre Maria, al padre Ettore, mugnaio a Pistoia. Negli oltre 80 faldoni, contenenti la «rassegna stampa» relativa alle varie questioni nelle quali è stato coinvolto Licio Gelli negli anni dal 1981 al 1999, sono raccolti articoli pubblicati sulle vicende del Banco Ambrosiano, della P2, della strage di Bologna, del caso Moro e di altro ancora. Mentre sette raccoglitori contengono i testi, e talvolta i materiali allegati, relativi alle interviste rilasciate da Licio Gelli tra il 1981 e il 2004. Undici buste, contenenti quasi duemila fascicoli intestati a singoli corrispondenti o specifiche questioni, conservano il carteggio tra Licio Gelli e varie personalità della politica, della cultura, del giornalismo e del mondo economico, dagli anni ’70 del secolo scorso sino ai giorni nostri. Corredano questa sottosezione le raccolte di medaglie e paramenti massonici e i volumi a stampa pubblicati da vari autori su Gelli e sulle vicende che hanno visto coinvolta la loggia massonica P2, nonché i volumi contenenti gli atti della commissione parlamentare di inchiesta sul caso Sindona e di quella sulla loggia massonica P2.
L’attività di scrittore e di poeta di Licio Gelli è testimoniata, nella seconda sottosezione, dalla collezione completa di tutti i volumi da lui pubblicati, anche in ristampa, tra il 1939 e il 2004, dalle cartelle contenenti i menabò originali, dalle edizioni in lingua straniera, da quasi duecento esemplari di riviste o antologie che hanno pubblicato le sue poesie o i suoi racconti, oppure da giudizi critici sulla sua opera. Completano questa sottosezione i quattro volumi che raccolgono la rassegna stampa, tra il 1989 e il 1998, sulle sue opere e le buste in cui sono conservate, in originale o in copia, le lettere inviate da vari personaggi o da istituzioni culturali a sostegno della sua candidatura al Premio Nobel per la letteratura e la poesia negli anni 1996 e 1997. A questi materiali vanno aggiunti gli inserti che contengono il carteggio con le biblioteche per l’invio delle opere del Gelli e la raccolta dei riconoscimenti ottenuti nell’ambito dell’attività letteraria (targhe e coppe), accompagnata dalla relativa documentazione fotografica.
Resta da segnalare, in questo rapido e provvisorio excursus sulla documentazione donata all’Archivio di Stato di Pistoia da Licio Gelli, quella che testimonia la sua attività di collezionista e raccoglitore di documenti. Nella terza sottosezione, in poco meno di un centinaio di buste, sono conservati più di mille inserti contenenti ciascuno uno o più documenti. Si tratta di registri o nuclei documentari concernenti famiglie aristocratiche che hanno avuto un ruolo importante in particolari momenti storici, come nel caso delle carte della famiglia Carletti, nobili di Montepulciano, ed in particolare delle lettere scambiate tra Francesco Saverio Carletti e Michelangelo Cambiaso, doge di Genova nei difficili anni susseguenti alla Rivoluzione francese; oppure di gruppi di carte concernenti l’attività di studiosi ed eruditi come quelle che riguardano Giovanni Verga ed Alessandro Luzio, o ancora di autografi di protagonisti della cultura e della politica dell’Otto e del Novecento, come, per citarne solo alcuni, Alessandro Manzoni, Aurelio Saffi, Carlo Alberto di Savoia, Gabriele d’Annunzio, Benito Mussolini, Adolf Hitler e Maria Callas. Vi sono ancora inediti dell’imperatore Carlo V, del Re Sole, dei Granduchi di Toscana e soprattutto molti documenti su Napoleone I e sui Napoleonidi, un insieme, quest’ultimo, senz’altro di assoluto valore per gli istituti di conservazione italiani”.
 
Si tratta certamente di un corpus archivistico di notevole spessore, resta da capire quale sia l’effettivo valore di questi documenti ed in particolare di quelli più direttamente biografici, che saranno sicuramente passati attraverso un’accurata selezione.
 
“Questo è ovvio e del resto Paola Benigni presentando l’archivio in un breve articolo apparso sulla rivista “Storialocale. Quaderni pistoiesi di cultura moderna e contemporanea”, dal quale sono riprese anche le precedenti notizie sulla consistenza della donazione, ha parlato espressamente di “montaggio certamente non neutrale della propria immagine e della propria memoria”. Anche Linda Giuva, nel suo intervento all’incontro di presentazione, ha fatto riferimento ad una vera e propria sfida per gli archivisti che dovranno impegnarsi a “restituire il contesto documentario all’interno del quale l’archivio si è formato, a svelare le logiche che ne hanno guidato la sedimentazione, la selezione e il montaggio…”. E’ anche vero, e questo è testimoniato dalla cura con la quale i documenti sono stati consegnati all’Archivio di Stato di Pistoia da Licio Gelli, come l’ex capo della P2 si sia sempre mosso secondo una logica che potremo definire archivistica, sottolineando a più riprese l’importanza della raccolta delle informazioni per lo svolgimento di qualsiasi attività”
 
Rispetto alla consultazione Licio Gelli ha posto delle condizioni e se sì quali, e quali saranno le misure prese per regolamentare la consultazione delle carte di questo archivio?
 
“Licio Gelli, anche per le considerazioni che si faceva in precedenza, non ha posto condizioni per la consultabilità dei documenti conservati nel suo archivio. Di comune accordo con la Soprintendenza Archivistica si è stabilito così di attenersi il più scrupolosamente possibile alle norme vigenti, quelle del Codice dei beni culturali e quelle previste dalle norme sulla protezione dei dati personali, la cosiddetta privacy, proprio per ribadire la validità della scelta di una conservazione istituzionale di questi documenti, che tuteli da un lato la riservatezza, ma sia anche strumento per difendere e accrescere i diritti democratici e di cittadinanza”
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Ciò comporterà certamente un aggravio del lavoro per L’archivio di Stato di Pistoia, sia probabilmente per un possibile incremento delle richieste di consultazione, sia per quello che dicevi sulla natura della documentazione che avrà bisogno di un accurato controllo preventivo.
 
“Certamente è prevedibile un aggravio nell’attività dell’archivio e qui non si può fare a meno di sottolineare la particolare difficoltà in cui si dibatte attualmente l’Archivio di Stato di Pistoia, come molti altri, sia dal punto di vista delle risorse finanziarie che, ancora di più, di quelle umane. Si parlava prima di sfida per gli archivisti, ma purtroppo a Pistoia non ce ne sono e bisognerebbe anche sottolineare la scommessa controcorrente fatta o subita, se la sua volontà iniziale era un’altra, da Gelli, a prescindere da quelli che possano essere i suoi fini; la scommessa cioè di puntare su un istituto di conservazione pubblico per tramandare ai posteri il suo archivio, quando per lo più si tende a ricorrere ad istituzioni private come appunto fondazioni, istituzioni, centri di documentazione o altro. Una scommessa, anche perché si sta parlando di istituti, e non parlo ovviamente solo dell’archivio di Pistoia, deputati a conservare una parte importante della memoria della nazione, la cui esistenza in questi ultimi anni si va facendo sempre più precaria per i continui tagli che sono stati apportati alla spesa pubblica in generale e a quella per la cultura e soprattutto per gli archivi e le biblioteche”.
 
Forse proprio la vicenda dell’archivio Gelli, che, come si diceva all’inizio, ha fatto sì che gli archivi fossero per qualche giorno all’attenzione dell’opinione pubblica, potrebbe rappresentare un elemento in grado di contribuire ad invertire questa tendenza?
 
“Permettimi di non essere ottimista, certamente in questi giorni l’Archivio di Stato di Pistoia ed io personalmente, ma anche la Soprintendenza archivistica per la Toscana e Paola Benign,i siamo stati sottoposti ad un eccesso di esposizione mediatica. Se tutto questo potesse servire a ridare un ruolo e una dignità agli Archivi di Stato, sarebbe certo benvenuto; purtroppo quello che traspare, almeno secondo il mio parere, è ben altro. Proprio l’eccessivo rumore che si è fatto intorno a questa vicenda, se da un lato è forse servito a mettere in luce il ruolo degli archivi, dall’altro testimonia l’eccezionalità di un evento che in qualche modo dovrebbe essere normale, quando un protagonista della storia contemporanea italiana decide di lasciare le sue carte e i suoi documenti appunto ad un Archivio di Stato”.
 
Ti riferisci alle polemiche cui facevi riferimento all’inizio sull’opportunità di prendere l’archivio di Gelli o pensi a qualcosa d’altro, per esempio ai problemi che la gestione di questi documenti potrebbe comportare?
“Mi riferisco appunto al difficile rapporto che stanno vivendo gli archivi e soprattutto gli Archivi di Stato in questo momento. Non possiamo nasconderci come le difficoltà di questi anni, siano anche da mettere in relazione con l’incapacità di stare al passo con i tempi, con il rischio, ben presente anche in questo caso, di finire per essere dei passivi mediatori dell’accesso alle fonti documentarie. Il recupero e la messa a disposizione delle memorie, anche di quelle individuali, non è certamente, lo si diceva prima, un’operazione indolore, proporsi di essere attivi protagonisti del rapporto fra le fonti documentarie e il loro ‘uso’ dovrebbe significare per archivisti e istituzioni archivistiche svolgere un ruolo in qualche modo “pedagogico”, capace di introdurre qualche elemento di maggiore consapevolezza critica nello studio e nella messa a disposizione dei documenti. Proprio rispetto alle carte di Licio Gelli non saprei se noi saremo in grado di svolgere questa funzione che presuppone una messa a punto di strumenti inventariali capaci di verificare e contestualizzare i documenti presenti, così come di ricomporre, se non fisicamente almeno sulla carta, ciò che in questo archivio non c’è più o non c’è ancora, penso alle carte sequestrate dalla magistratura, ma anche alle tracce di documenti che non si sa come fossero finiti nella disponibilità di Gelli. Ora non voglio chiudere con una nota di pessimismo ma temo che non sia facile far fare questo salto di qualità all’Archivio di Stato di Pistoia, anche se cercheremo di fare tutto il possibile”.

Fondazione Ansaldo