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Archivi e Unità d’Italia. Iniziative della Soprintendenza Archivistica per la Lombardia, 26 settembre – 28 novembre 2011

Pierluigi Piano

in n. 3/2011
In coincidenza con le Giornate Europee del Patrimonio 2011, il 26 settembre si è tenuto l’incontro Industria e archivi Camerali nella Lombardia dell’Ottocento, relatore: Giuseppe Paletta, che ha sostituito Antonella Bilotto. Paletta ha trattato in particolare degli archivi delle Camere di Commercio e della loro importanza nello sviluppo e passaggio dal periodo napoleonico alla restaurazione e, successivamente, dal Regno Sardo al Regno d’Italia. Elemento di istituzionalizzazione dell’economia, segnarono lo scioglimento delle corporazioni e stipularono un’alleanza tra il Principe e il ceto commerciale ed ebbero nel Codice di Commercio del 1808 un momento fondamentale con l’eliminazione del particolarismo. Il diritto commerciale assunse sempre più un valore internazionale.
Camere di Commercio ebbero un ruolo fondamentale nella politica economica: fornirono informazioni al ceto emergente dei mercanti/negozianti che trattavano vino, formaggi, grani e, soprattutto seta. I mercati di Lione e Londra ne regolamentavano le quotazioni. La politica doganale e lo sviluppo centralizzato dell’Impero Austro-Ungarico, che favoriva il Porto di Trieste, in contrapposizione di quello di Genova, portarono ad un conflitto silenzioso con le industrie seriche lombarde. In quel contesto, segnato anche da problemi contingenti di malattie dei gelsi e dei bachi da seta, si inserirono “gli eretici”: i cotonieri. Questi furono favoriti prima dal governo francese, che addirittura nel 1805 tentò la coltivazione del cotone anche nella pianura padana, poi dal rapido mutamento dell’industria che segnò il passaggio dalla forza motrice idraulica al vapore. Il carbone, che per lo più doveva essere importato, fu sostituito dalla torba, che abbondava nelle zone prealpine. Le Camere di Commercio, dopo i fatti del 1848, furono anch’esse legate al potere centrale e si impose l’obbligo di pubblicazione delle delibere. Si ebbero due sezioni, una commerciale e una industriale, che deliberavano autonomamente l’una dall’altra. Con il febbraio 1861, oltre alla decisione di assumere legalmente per il Re di Sardegna il titolo di “Re d’Italia”, il nuovo Parlamento del Regno, eletto dalle popolazioni dei precedenti Stati, riformò anche le Camere di Commercio. Seguirono l’adozione di nuovi pesi e misure e l’unificazione del sistema monetario (Legge 24 agosto 1862, n. 788).
Il 10 ottobre è seguita la conversazione La custodia e trasmissione della memoria. L’archivio Sacchi di Mantova, a cura di Sara Cazzoli e Roberta Gallotti, dello Studio associato Scrinia srl; le relatrici hanno trattato dell’archivio Sacchi di Mantova. Una famiglia che ha preso parte direttamente alle vicende del Risorgimento, entrando in contatto con i maggiori protagonisti della lotta per la costruzione della Nazione italiana. Fondamentale è stata la custodia ininterrotta di un incredibile numero di lettere, durata oltre cento anni, alla quale è seguita la dedizione di chi, nel tempo, ha assunto il compito di trasmettere la memoria di eventi e persone, attraverso l’impegno di un istituto di conservazione a ordinare questa vastissima, ma finora dispersa documentazione.
Memoria affidata alle grandi donne, che, con autonomia e fierezza, contraddistinsero questa famiglia da Elena Casati, moglie di Achille Sacchi, alle figlie Beatrice Sacchi, assistenzialista e suffragista, nota col nome di Bice, e Ada Sacchi, direttrice della biblioteca comunale di Mantova e fondatrice di diverse associazioni emancipazionistiche, suffragistiche e pacifistiche. Attraverso la presentazione del carteggio tra Elena Casati e Luisa De Orchi, garibaldina, patriota comasca, che intrattenne una fitta corrispondenza epistolare con Garibaldi, le relatrici hanno tracciato le linee guida di un Risorgimento al femminile, che travalica il chiuso mondo delle piccole donne relegate all’ambito familiare con un’istruzione mirata solo alla loro formazione come mogli e madri, alla stregua dello slogand: “Libertà, libertà in tutto”.
Il 24 ottobre si è tenuto l’incontro Istituzioni di Assistenza milanesi tra Maria Teresa e il nuovo Stato Unitario, a cura di Cristina Cenedella, al Museo Martinitt alle Stelline. Il tema trattato nell’incontro ha inteso analizzare brevemente due aspetti inerenti il variegato mondo dell’assistenza e dei luoghi pii cittadini. In primo luogo il rapporto esistente tra l’intervento “governativo” in favore dei luoghi pii in genere (a cominciare dalle riforme illuminate di Maria Teresa e del figlio Giuseppe II, sino alle risoluzioni dello Stato unitario) e l’intervento contestuale delle iniziative a carico di privati e di ecclesiastici; in secondo luogo ha cercato di analizzare il lento procedere dalle forme non organizzate di “carità cittadina” alle azioni più incisive ed energiche, che hanno condotto ad una politica assistenziale più strutturata nell’Italia unita. Il tutto letto attraverso una veloce analisi dei ricoveri e delle strutture assistenziali dedicati ai minori nella Milano pre e post unitaria. Una sana previdenza legata ad una città intraprendente quale era la Milano del dopo Unità, che cercò, oltre all’assistenza alla vecchiaia povera, di aiutare i giovani indigenti ad emergere con l’istruzione ed un primo avvio al lavoro.

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