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Uomini e giustizia nel Vicentino tra il 1816 e il 1866

Holger Salici

in n. 3/2011

A Vicenza, il 22 ottobre 2011, nel Palazzo Leoni Montanari, si è svolto un convegno di approfondimento sul periodo risorgimentale. L’incontro, promosso dall’Archivio di Stato di Vicenza con il Dipartimento di Studi Umanistici di Ca’ Foscari e con Banca Intesa, è stato aperto da Claudio Povolo, docente veneziano che, evidenziando come il concetto di patria sia emerso nel Settecento e che la penisola italiana era nazione solo sul piano culturale, ha poi posto una serie di domande: se la partecipazione popolare fu attiva, indotta o spontanea; se si arrivò all’Unità perché venne meno il consenso all’Austria; e in che modo il governo austriaco si fece carico delle istanze istituzionali.

Walter Panciera, dell’Università Padovana, ha proposto la rivolta padovana dell’8 febbraio 1848 come esempio di una partecipazione attiva dei giovani studenti. La presenza di uno Studio universitario, facilitando la circolazione delle idee, portò alla precoce rivolta dell’8 febbraio. Giovanni Chiodi, dell’Ateneo Milanese ha precisato come l’amministrazione della giustizia asburgica fosse basata sul sistema della prova legale mentre gli altri stati, in seguito alla Rivoluzione francese, presentavano il sistema basato sul libero convincimento del giudice. La ricca documentazione giudiziaria conservata nell’Archivio Stato di Vicenza ha consentito di esaminare l’apparato statale austriaco attraverso l’amministrazione della giustizia. Recenti studi hanno sottolineato come i giudici fossero dei funzionari con enorme senso del dovere, ma attenti alla realtà di una società conflittuale. Esercitarono il loro ruolo con discrezionalità riuscendo ad allargare e a rendere flessibili le maglie del codice penale. I contributi di Luca Rossetto ed Eliana Biasiolo hanno precisato uffici e aspetti dell’apparato statale, come i commissariati distrettuali e il tentativo di riorganizzazione del sistema giudiziario da parte del Manin a Venezia tra il 1848 e il 1849. Silvano Fornasa e Andrea Savio hanno rispettivamente analizzato le componenti sociali delle rivolte nella Valle dell’Agno e il ruolo del clero rurale nella società.


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