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Il cielo dipinto. Gli affreschi di palazzo Carmi
“Apertura di siti non accessibili al pubblico”: è questa una delle numerose iniziative promosse dal Ministero per i Beni e le Attività culturali, alla quale ha dato la sua adesione l’Archivio di Stato di Reggio, per consentire, a chi ne abbia desiderio, di visitare le sale affrescate dell’Istituto. Normalmente esse, immettendo all’ala riserbata agli uffici veri e propri, vengono utilizzate esclusivamente dal personale, ma durante il mese di marzo (dal 3 al 31), nei giorni di martedì, mercoledì e giovedì, dalle 10 alle 12,30, saranno aperte ai visitatori. Sarà questa l’occasione per soffermarsi a considerare, meno distrattamente del solito, un momento della storia sociale della Reggio tardo-ottocentesca. Il palazzo sede dell’Archivio di Stato prende il suo nome dai fratelli Giuseppe e Bonaiuto Carmi che, divenuti proprietari dell’area, iniziarono a costruirlo, senza badare a spese, nel 1849. E’ un grande edificio, la cui mole testimonia già da sola la condizione agiata e facoltosa della famiglia; a sottolinearne lo status prestigioso, contribuirono anche le tempere fatte eseguire per decorare le sale di rappresentanza del piano nobile.
Così faceva, in quel giro di anni, la ricca borghesia reggiana, e da qui traggono la loro origine i dipinti di palazzo Manenti e delle case dei Bolognini o dei Taddei. Poco o nulla ancora si sa degli artisti che eseguirono queste opere: l’argomento è stato poco studiato e si procede soprattutto per ipotesi. Così accade anche per palazzo Carmi, che aggiunge la sua testimonianza alla ricostruzione della vita sociale e artistica cittadina della seconda metà dell’800, sia con la sua struttura architettonica (che pure in parte risente del preesistente antico convento di Santo Spirito), sia con le sue decorazioni. L’iniziativa è stata attuata con la collaborazione dello studioso Massimo Pirondini, che ha offerto la sua consulenza per la parte artistica, e del ricercatore Fabio Cocconcelli, che ha curato la storia architettonica dell’edificio.
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