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Una iniziativa encomiabile: il dizionario multilingue di archivistica dell'IIAS e Maribor

Antonio Monteduro

in n. 1/2011

Le attività dell’Istituto internazionale per la scienza archivistica di Trieste e Maribor (IIAS) si pongono in essere come momento di cooperazione internazionale ed interscambio fra realtà archivistiche diverse, e costituiscono al tempo stesso una prospettiva privilegiata di adeguamento agli standard qualitativi richiesti per una efficace integrazione, non solo archivistica, nella casa comune europea. L’IIAS trova la propria origine nel Centro sui problemi tecnici e professionali negli archivi, fondato nel 1986 su iniziativa del dott. Peter Pavel Klasinc, all’epoca direttore del Pokrajinski Arhiv di Maribor.

Col passare degli anni e col succedersi degli accadimenti politici di fine ‘900, numerosi Stati aderirono al Centro, che nel 1992 venne riorganizzato e ribattezzato come Istituto internazionale per la scienza archivistica. Nel convegno annuale del 1989 era intanto stato deciso di dare l’avvio ad una pubblicazione del Centro dedicata alle problematiche del settore, chiamata Atlanti, il cui primo numero uscirà nel 1991 e che l’anno successivo, con la fondazione dell’IIAS, ne diverrà organo ufficiale. Dall’ottobre del 2005, in seguito ad una specifica convenzione stipulata fra il Centro per le ricerche e gli studi interdisciplinari e multidisciplinari dell’Università di Maribor ed il Ministero per i beni e le attività culturali, l’IIAS è ospitato nella sede dell’Archivio di Stato di Trieste, ed al momento attuale conta venti paesi membri: Austria, Bielorussia, Bosnia-Erzegovina, Canada, Croazia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Israele, Italia, Montenegro, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Russia, Serbia, Slovenia, Spagna, Ucraina, Ungheria. Tale convenzione, unitamente al fattivo supporto di realtà extraterritoriali quali l’Iniziativa Centro Europea (In.C.E.)*, la Federazione Nazionale degli  Esuli Istriani Fiumani e Dalmati nonché lo stesso Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha permesso un sempre crescente sviluppo delle attività dell’IIAS; tra queste, le principali sono la Giornata archivistica internazionale, riunione a carattere tecnico-scientifico, nella quale i Membri dell’Istituto possono confrontarsi tra di loro e con ospiti provenienti dai più svariati Paesi sulle tematiche più pressanti della professione e sulle ultime novità che interessano il mondo degli archivi, e la Scuola archivistica d’autunno (giunta ormai quest’anno alla sua quinta edizione), corso di specializzazione post lauream rivolto a giovani archivisti provenienti dall’Europa centro-sudorientale e già impiegati nei loro rispettivi paesi presso varie istituzioni archivistiche, corso ospitato presso la sede del Centro internazionale di fisica teorica “Abdus Salam” di Trieste.
 
La Scuola archivistica d’autunno costituisce inoltre l’occasione per i partecipanti di prender parte attiva alla traduzione nelle proprie lingue del Dizionario plurilingue di terminologia archivistica dell’IIAS. In un ambito tecnico-scientifico quale quello archivistico, ed in special modo a livello internazionale, la correttezza della comuni­cazione risulta fondamentale per la condivisione di esperienze, lavori, risultati, ricerche, suggerimenti. Là dove le problematiche da discu­tere vengono espresse in forma univoca dal punto di vista linguistico, l’interscambio avviene in maniera proficua ed approfondita, e l’arric­chimento collettivo è assicurato. Come ovvio, requisito fondamentale perché un simile processo sia portato a termine nel migliore dei modi è l’esistenza di un lin­guaggio comune e codificato, un linguaggio che permetta il passag­gio da un universo linguistico ad un altro senza soluzione di conti­nuità, ossia senza dover per forza transitare per il medium di una terza lingua comune. Di qui, la produzione a livello internazionale di una serie di supporti linguistici che consentono la traduzione presso­ché letterale di un concetto da una lingua all’altra, produzione che però fino ad oggi ha presentato due limiti fondamen­tali. Il primo limite è dato dalla scarsità di universi linguistici diver­si nei dizionari di terminologia archivistica a disposizione, in passato ed attualmente, degli addetti ai lavori: si va dal classico dizionario bilingue a dizionari che traducono la terminologia archivistica in cin­que o sei lingue al massimo, lingue che sono di solito (come nel caso delle due più recenti edizioni – 1988 e 2007 – del Dizionario di ter­minologia archivistica del Consiglio Internazionale degli Archivi) le usuali lingue più parlate nel mondo occidentale, ovvero l’inglese, il francese, il tedesco, lo spagnolo, l’italiano, il russo. Edizioni simili, pur nella loro assoluta validità e nel loro altissimo valore scientifico, escludono però interi universi linguistici anche di enorme importanza dal punto di vista scientifico e documentale dalla condivisione di concetti che dovrebbero essere universalmente standardizzati. Tale limite è stato prepotentemente evidenziato dai recenti eventi storici europei della fine del secolo scorso; solo oggi in molti di quei paesi si iniziano ad affrontare tematiche riguardanti i più recenti in­dirizzi della scienza archivistica, e la comprensione e l’aiuto reciproci sono resi ancor più problematici proprio dall’assenza di un linguag­gio comune, di una comune espressione dello stesso concetto scien­tifico. Le difficoltà, inoltre, sono accentuate dalle differenze giuridi­co-amministrative esistenti, differenze che non aiutano di certo nella risoluzione dei gravi problemi che anche in materia archivistica atta­nagliano alcune delle nuove nazioni sorte nel sudest Europa a partire dalla fine del XX secolo. L’altro limite nella produzio­ne dei supporti linguistici di cui sopra è quello dato dalla frequente non biunivocità delle relazioni linguistiche, cioè dal fatto che in mol­ti casi ad un unico termine di una lingua corrispondono più possibi­lità terminologiche in un’altra: ad un vocabolo solo corrisponde cioè in un’altra lingua un giro di parole, così che il transito da una lingua ad un’altra reciprocamente ignote per il tramite di un idioma comu­ne risulta spesso macchinoso e fuorviante. Da queste due considerazioni, la necessità di dotare gli addetti ai lavori di uno strumento di lavo­ro il più possibile duttile, standardizzato e conciso, ma al tempo stesso passibile di ulteriore elaborazione ed arricchimento; uno strumento sempre al passo con i tempi e con il mutare della terminologia in funzione del divenire della tecnica e della scienza archivistica. Stante l’attuale fase storica, nella quale una certa omologazione linguistica e di contenuti va rendendosi via via sempre più necessaria nella scienza archivistica, al fine di ottenere una sempre maggiore e più proficua conservazione del comune patrimonio storico, culturale e giuridico, è quindi vitale l’individuazione univoca dei concetti utilizzati quotidianamente al servizio della difesa di tale patrimonio, ottenendo così una perfetta coincidenza di significati nelle varie lingue di quei paesi che si trovino ad affrontare tali problematiche; il tutto al fine di assicurare una corretta gestione del patrimonio archivistico ed evitare al tempo stesso il rischio di dispersione (o peggio di perdita irreparabile) della documentazione. Al tempo stesso, i professionisti, le amministrazioni archivistiche pubbliche e private e l’utenza potranno avere a disposizione uno strumento di comunicazione univoca volto all’instaurazione di un linguaggio condiviso che possa favorire la massima integrazione ed interscambiabilità di dati non equivocabili.
 
L’IIAS ha individuato lo strumento di cui sopra nella redazione di un Dizionario plurilingue di terminologia archivistica che abbia come obiettivo quello di correlare ogni singolo termine di una lingua ad un solo ed univoco termine di un’altra lingua. E ciò sia allo scopo di fornire agli utenti un rimando immediato che di identificare nella maniera più accurata possibile i concetti espressi; un obiettivo senza dubbio ambizioso, ancorché di non facile realizzazione. Il Dizionario plurilingue di terminologia archivistica non vuole inoltre porsi come opera statica ed in sé conclusa, ma come una sorta di opera aperta, frutto di un lavoro di costante affinamento e di continuo aggiornamento del lessico utilizzato a seconda dell’evoluzione linguistica. Uno strumento ben affilato e ben oliato sempre pronto, nel settore della scienza archivistica e della gestione informatica della documentazione, a svolgere la propria precipua funzione di natura non meramente tecnico-scientifica, ma anche e soprattutto di punto di contatto, di scambio e di cooperazione culturale fra realtà geopolitiche differenti. Uno strumento di conoscenza e di lavoro, ancora, il cui fine ultimo vuole essere quello di correlare tra loro lemmi appartenenti a lingue affatto differenti in modo da poter passare da un idioma all’altro in maniera istantanea e senza la forzata intermediazione della lingua inglese, individuando senza possibilità di errore il  concetto di riferimento, ed al tempo stesso operando una sorta di ideale giro del mondo che, partendo dalla parola che in una lingua esprime un concetto e passando per tutte le altre lingue, possa ritornare alla parola di partenza senza aver mai mutato neanche di una mezza virgola la natura del concetto da esprimere. Uno strumento, insomma, che possa svolgere la primaria funzione di costante supporto alla formazione ed all’interscambio professionale in ambito archivistico, e che possa sempre più connotarsi delle specificità proprie dell’IIAS, specificità relative allo scambio, alla cooperazione scientifico-culturale ed alla crescita professionale di realtà e tradizioni locali tra loro le più disparate.
Le lingue attualmente supportate dal Dizionario di terminologia archivistica sono ben venti: Albanese, Bosniaco, Bulgaro, Ceco, Croato, Ebraico, Francese, Greco, Inglese, Italiano, Macedone, Malese, Montenegrino, Romeno, Serbo, Serbo cirillico, Slovacco, Sloveno, Spagnolo, Ungherese e Tedesco; è inoltre in fase di realizzazione la parte più delicata ma al contempo affascinante del lavoro, ossia la redazione e traduzione nelle suddette lingue delle definizioni dei circa cento lemmi riportati.
 
I lavori di redazione del Dizionario di terminologia archivistica sono coordinati da Grazia Tatò (direttore dell’Archivio di Stato di Trieste) ed Antonio Monteduro (archivista del Segretariato Esecutivo dell’Iniziativa Centro Europea) per la parte scientifica e da Carmelo Bianco e Marcello Scrignar (dell’Archivio di Stato di Trieste) per la parte tecnica, ed è liberamente consultabile online sul sito dell’IIAS all’indirizzo: http://www.iias-trieste-maribor.eu/index.php?id=61
 
* L’Iniziativa Centro Europea (In.C.E.) è stata il primo forum di cooperazione regionale nello scacchiere politico dell’Europa Centrale, Orientale e Sud Orientale, le cui origini si trovano nell’accordo siglato a Budapest l’11 novembre 1989 (proprio un paio di giorni dopo della caduta del Muro di Berlino) da Austria, Italia, Ungheria e l’allora Jugoslavia per una mutua collaborazione politica, economica, scientifica e culturale. I Paesi Membri sono saliti durante il corso degli anni agli attuali 18, che sono: Albania, Austria, Bielorussia, Bosnia-Herzegovina, Bulgaria, Croazia, Italia, Macedonia, Moldova, Montenegro, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Romania, Serbia, Slovenia, Ucraina ed Ungheria. Questi paesi abbracciano nel loro complesso un territorio di circa 2 milioni e mezzo di chilometri quadrati per una popolazione che si aggira sui 250 milioni di anime.

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