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Archivi da mangiare e da bere

Grazia Tatò

in n. 1/2011
Archivi da mangiare e da bere è il titolo un po’ scherzoso dato a questa iniziativa, conclusasi di recente, che comprende una mostra e un convegno e vuole introdurre il tema degli archivi “da gustare”, seguendo il filo dei prodotti del territorio attraverso i secoli con attenzione all’economia, alla cultura e alla società. Oltre ai documenti e ai libri, sono stati esposti diversi oggetti che facevano parte del quotidiano in cucina e in sala da pranzo e che servono egregiamente a ricreare un’atmosfera affascinante, ad aprire una finestra su abitudini e consuetudini tipiche del tempo andato. Si tratta di oggetti che sono essi stessi documento e che magari erano allegati agli atti di tipo tradizionale. Hanno provenienze diverse: gli argenti dal fondo dell’ex Intendenza di finanza, altri dalle case delle nostre nonne, i bicchieri sono dell’amica Giulia Bernardi, ecc.
Tornando ai documenti tradizionali, si deve evidenziare che sono stati seguiti i filoni che le carte stesse suggerivano: dal vitto dei detenuti nelle carceri, degli alunni nelle colonie, dei malati negli ospedali, dei conventuali nei monasteri ai menù di gala, delle trattorie, della cucina di bordo; i vini e gli alcoolici in genere, dai regolamenti ai raccolti, alla lavorazione, alle osterie, fino all’archivio Stock; il caffè e i caffè, tipici della città di Trieste; il pesce e la pesca; i legumi, il riso con la famosa e famigerata Risiera di San Sabba poi lagher; ecc.

Fondazione Ansaldo