Verso il Congresso: il Convegno nazionale sulla professione di archivista

Ferruccio Ferruzzi

in 1-2/2010
In occasione dei congressi dell’ANAI è tradizione organizzare un convegno nazionale su tematiche di ampio interesse per gli archivisti. Per il XXIX Congresso dell’ANAI, che si terrà il 5 e 6 novembre prossimo a Roma, il consiglio direttivo nazionale ha pensato di organizzare un convegno sul tema della professione nei suoi vari aspetti, dal titolo “Professione archivista: fra passato e futuro” (come cambia il mestiere dell’archivista nell’era digitale e nella società dell’informazione).
A questo scopo il direttivo ha delineato un programma provvisorio, che ha presentato alla conferenza dei presidenti del 30 giugno a Firenze, chiedendo il loro contributo propositivo e organizzativo, anche per quanto riguarda le tracce di intervento e i possibili relatori.
Il convegno, organizzato su due giornate, vuole riflettere sui possibili scenari futuri della professione dell’archivista partendo dalle trasformazioni che essa e il suo contesto tecnico, sociale e organizzativo stanno subendo in questi ultimi anni, connesse a loro volta ai profondi mutamenti del panorama archivistico nazionale e internazionale. Il tema non è certo estemporaneo – anzi si tratta, per così dire, di un leitmotiv che si insinua praticamente in tutte le nostre riflessioni di qualche respiro, né ci si ripromette certo di esaurirne con un convegno tutte le valenze di attualità. Ma occorreva fermarci insieme a discutere un po’ più approfonditamente e ampiamente questa tematica, che troppo spesso viene fagocitata dalla trattazione dei problemi degli archivi. E’ infatti forse una nostra deformazione professionale – onorevole certamente, ma pur tuttavia una deformazione – quella di risalire sempre alla tematica delle trasformazioni degli archivi per dedurne quelle derivanti alla professione, soffermandoci però poi talmente sugli archivi da non aver mai abbastanza tempo e spazio per parlare degli archivisti – cioè di noi stessi- , come se fossimo solo un prevedibile corollario degli archivi. Invece non è certamente così, e per vederlo basta pensare che, se è pur vero che ogni professione si configura come una risposta ad esigenze sociali mutevoli nel tempo, essa poi diventa inevitabilmente anche un fattore attivo – se non altro in quanto depositaria di una specifica competenza culturale - nel contesto storico-sociale in cui svolge le sue funzioni. Perciò un primo criterio che il direttivo ha voluto adottare anche nelle indicazioni per gli interventi è quello di focalizzare precipuamente sulla professione di archivista – e non tanto sugli archivi – la tematica del convegno, nella convinzione che una sistematica preliminarità della seconda tematica rispetto alla prima richiederebbe uno spazio troppo ampio e soprattutto rischierebbe di frammentare il discorso sulla professione in capitoli separati che invece si vorrebbe unire più strettamente.
Tra gli aspetti più significativi da affrontare quello della progressiva trasformazione della figura prevalente dell’archivista da quella di funzionario pubblico a quella di professionista, connessa al processo generale di privatizzazione dei pubblici servizi; quello delle ripercussioni sotto il profilo della gestione, della conservazione e della comunicazione legate all’introduzione delle nuove tecnologie e dell’informatica sia nella formazione degli archivi digitali che nel trattamento degli archivi storici; quello dei percorsi e dei modi della formazione e dell’aggiornamento professionale, con le esigenze di assicurare da una parte la continuità delle competenze per il trattamento e la comunicazione degli archivi storici e dall’altra di acquisire le competenze tecnologiche relative agli archivi digitali e alle reti per assicurare al futura conservazione della memoria del presente; quello della visione degli istituti archivistici non più o non solo come enti di mera conservazione ma anche come istituti di ricerca e di valorizzazione della memoria storica, con la conseguente attenzione da parte di un pubblico sempre più vasto e culturalmente e socialmente differenziato. Le relazioni saranno tenute da archivisti, rappresentanti delle istituzioni, docenti universitari, possessori e utenti di archivi.
Le sessioni previste saranno quattro: la prima sarà sugli “archivisti fra pubblico e privato” e comprenderà interventi relativi agli archivisti fra gestione e tutela, alla privatizzazione dei servizi pubblici e della professione, all’outsourcing e ai connessi cambiamenti nella funzione degli archivisti.
La seconda sessione sarà sugli archivisti fra tradizione del passato e confronto con l’evoluzione delle tecnologie d’archiviazione e riguarderà le professionalità specifiche per gli archivi storici, anche alla luce dell’applicazione ad essi delle nuove tecnologie, e per gli archivi informatici, nonché i rispettivi ruoli e funzioni
La terza sessione sarà sull’evoluzione della tipologia professionale e riguarderà lo sviluppo dell’archivista del settore delle fonti audiovisive, il riconoscimento della professione di archivista e la certificazione della professione.
Queste ultime, come è noto, sono vicende tuttora ampiamente aperte. Da una parte l’attuazione della normativa statale in materia, dopo il decreto legislativo n. 206 del 9 novembre 2007 sul riconoscimento delle professioni in attuazione della direttiva europea n. 36 del 2005 e il decreto interministeriale (Giustizia e Politiche europee) del 28 aprile 2008 sull’attuazione dell’ art. 26 del d. lgs. 206/2007 sulle professioni non riconosciute, ai quali l’ANAI si è adeguata a livello statutario e con l’adozione del codice di deontologia (vedi il nuovo statuto registrato e il codice sul sito ANAI www.anai.org), non ha fatto ulteriori passi (attivazione presso il Ministero della Giustizia delle procedure di registrazione), né accenna a farne. Mentre il disegno di legge sulle professioni dei beni culturali (Atto Camera n. 1615), al quale abbiamo largamente contribuito e sul quale sembrava dovessimo più specificamente contare, non sembra fare passi avanti, anche il recente annunciato ennesimo ‘rilancio’ della ‘riforma delle professioni’ in Parlamento da parte del Ministro della Giustizia riguarda, a quanto pare, solo gli ordini professionali riconosciuti. D’altra parte, l’imbocco della strada della certificazione autonoma della professione da parte dell’Associazione, per la quale esistono gli strumenti statutari, richiede uno sforzo organizzativo notevole che pone problemi che richiedono decisioni e impegni ampiamente ed effettivamente condivisi, che ancora non sono stati assunti dall’assemblea nazionale (e dovranno esserlo soprattutto dai soci più direttamente interessati) e dei quali magari si parlerà appunto a quella del Congresso.
La quarta sessione sarà sulla formazione degli archivisti nel nuovo contesto. Qui si tratterà di aggiornare la discussione già sviluppata nell’analoga sessione della Conferenza nazionale degli Archivi di Bolgna del novembre scorso. In particolare si parlerà della formazione degli archivisti nelle Scuole d’Archivio fra tradizione e innovazione soprattutto in relazione alla discussione della bozza di nuovo regolamento delle Scuole che l’Amministrazione e il Comitato tecnico scientifico per gli Archivi stanno portando avanti, della formazione universitaria per gli archivisti anche alla luce degli ultimi sviluppi per cui nell’università si stanno accorpando corsi e affrontando le gravi problematiche dei tagli alle attività didattiche, mentre sta emergendo una tendenza a rivedere nei contenuti lo schema universitario del 3+2, e naturalmente si parlerà della più specifica attività dellANAI nel campo della formazione, che anche in questi mesi sta proficuamente proseguendo, sia a livello nazionale che di diverse sezioni regionali.
Si cercherà di contenere il numero delle relazioni in modo da consentire altri brevi interventi e un dibattito in margine alle diverse sessioni.
Il convegno si concluderà infine con una tavola rotonda sul tema: gli archivisti visti dagli altri (utenti, storici e produttori di archivi). E’ sembrato infatti giusto ‘aprire’ la discussione sulla tematica della professione a questi soggetti ‘esterni’ che sono però i principali e necessari interlocutori dell’archivista: sono il suo pubblico e i suoi committenti, e qualunque professione non voglia avere di sé stessa una distorta visione corporativa – e gli archivisti questo certamente non vogliono – ne deve considerare i punti di vista e ascoltare le esigenze. Si parlerà perciò di efficienza e deontologia nella gestione e fruizione degli archivi privati, degli archivisti e del loro pubblico e degli archivisti visti dagli storici (moderni e contemporanei), cioè dell’altra faccia dello specchio in cui tanti di noi credono di riconoscersi quotidianamente, e potrebbe essere un confronto interessante.
Il convegno vuole quindi essere un’occasione di incontro e di riflessione a tutto campo sulle tematiche della professione, ma non solo. L’intento è infatti anche quello di legare queste tematiche con un filo comune, quello del ruolo dell’archivista nei confronti della memoria della società, in un nodo in cui l’archivista non sia soltanto un tecnico di una funzione sociale attuale che si presume permanente (c’è anche chi preconizza l’oblio, e non senza ragioni, e magari riusciremo a invitarne qualcuno), ma anche un previdente anticipatore delle esigenze sociali future, compito che forse lo identifica ancor di più e ne può garantire più specificamente la missione. Con questo Convegno la nostra Associazione intende insomma ribadire il suo ruolo di luogo di incontro – vorrei dire di ‘casa’ degli archivisti – per discutere dei problemi della professione e per elaborarne le risposte e di attivo soggetto per realizzare la missione professionale e culturale degli archivisti nella società.

Fondazione Ansaldo